Umma e panarabismo
Prendo spunto dai commenti di Alessandro ai precedenti post per citare uno degli aspetti che connotano più significativamente la cultura islamica: il concetto coranico di umma, che indica la comunità islamica, una vera e propria "sopranazione" che comprende tutti i musulmani al di là di qualunque distinzione. Si tratta di un concetto che ha impegnato non poco politologi e sociologi arabi nello sforzo di legittimare a livello teorico l'istituzione dello stato in quanto entità che si frappone all'indivisibilità della comunità dei fedeli islamici. Quest'idea è stata alla base anche dell'orientamento politico del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser che negli anni 50 si fece portavoce del panarabismo, un progetto sostanzialmente politico che mirava all'unificazione della regione araba. Falliti i piani nasseriani, oggi è ancora lecito parlare di panarabismo: un panarabismo però proveniente dal basso che fa leva sul piano culturale della regione araba, definito satellitare perché veicolato dai contenuti delle tv arabe attraverso la trasmissione degli eventi regionali, "raccontati" con la comune lingua araba classica. Un effetto imprevisto, questo, collaterale, inaspettato che coinvolge come già ricordato i popoli arabi dal basso attraverso la tv, mezzo popolare per eccellenza. Da questa nuova consapevolezza identitaria e comunitaria portata alla luce dalle tv arabe scaturirà una chiusura interaraba rispetto al resto del mondo o, al contrario, un fertile terreno di apertura e dialogo? La questione è aperta.
Nota:
le informazioni contenute in questo post sono tratte dal libro "Al Jazeera, Media E Società Arabe Nel Nuovo Millennio, Donatella Della Ratta, B.Mondadori, 2005" che sto leggendo per la tesi


