Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

28 aprile 2006

Umma e panarabismo

Prendo spunto dai commenti di Alessandro ai precedenti post per citare uno degli aspetti che connotano più significativamente la cultura islamica: il concetto coranico di umma, che indica la comunità islamica, una vera e propria "sopranazione" che comprende tutti i musulmani al di là di qualunque distinzione. Si tratta di un concetto che ha impegnato non poco politologi e sociologi arabi nello sforzo di legittimare a livello teorico l'istituzione dello stato in quanto entità che si frappone all'indivisibilità della comunità dei fedeli islamici. Quest'idea è stata alla base anche dell'orientamento politico del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser che negli anni 50 si fece portavoce del panarabismo, un progetto sostanzialmente politico che mirava all'unificazione della regione araba. Falliti i piani nasseriani, oggi è ancora lecito parlare di panarabismo: un panarabismo però proveniente dal basso che fa leva sul piano culturale della regione araba, definito satellitare perché veicolato dai contenuti delle tv arabe attraverso la trasmissione degli eventi regionali, "raccontati" con la comune lingua araba classica. Un effetto imprevisto, questo, collaterale, inaspettato che coinvolge come già ricordato i popoli arabi dal basso attraverso la tv, mezzo popolare per eccellenza. Da questa nuova consapevolezza identitaria e comunitaria portata alla luce dalle tv arabe scaturirà una chiusura interaraba rispetto al resto del mondo o, al contrario, un fertile terreno di apertura e dialogo? La questione è aperta.
Nota:
le informazioni contenute in questo post sono tratte dal libro "Al Jazeera, Media E Società Arabe Nel Nuovo Millennio, Donatella Della Ratta, B.Mondadori, 2005" che sto leggendo per la tesi

23 aprile 2006

Che vita indaffarata!

Torno a farmi sentire dopo un silenzio abbastanza lungo in cui, tra le tante cose, sono diventata ufficialmente una tesista(!), ho arrestato la lievitazione naturale(!), ho ricevuto come regalo di compleanno la prospettiva di un soggiorno egiziano dal 19 luglio al 4 agosto inclusivo di una settimana a Sharm(!)...tempesterò il blog di foto, di racconti di emozioni, di fatti e di tutto quello che mi sembrerà degno di nota!
A te, caro lettore ceccanese...benvenuto, com'è piccolo il mondo anche quello in rete, eh?! Grazie e auguri anche a te...già...anch'io ho passato 5 anni della mia vita in quella scuola, ero alla B. Credo che la derivazione religiosa degli stati arabi vada letta in chiave emica, cioè adottando una prospettiva interna alla cultura: in questo modo possiamo considerare la derivazione coranica non al pari di quella biblica, ma di quella romana, per porre l'accento sulla componente culturale intrinseca più che su quella religiosa.
Cambiando totalmente discorso, spero che qualcuno abbia visto il film Elizabethtown perché mi ha colpito molto e vorrei confrontare le mie impressioni con le vostre..ho sempre creduto che alla fine di un film o di un libro siamo diversi, arricchiti di nuove emozioni, come se qualcosa del film tocca un punto profondo di noi stessi che fino a poco prima non sapevamo di avere. Confrontandomi con voi scoprirò se sono le stesse, vi aspetto!
Te sbah ala kheer, buona notte.