Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

27 aprile 2009

Supercalifragilistichespiralidoso (SOS punto e virgola)


Esploro gli abissi del pressoché e dell'altresì, in questi giorni. Ho dato fondo ai peraltro, ai tuttavia e ai pertanto. Li uso per spiegare ulteriormente un concetto perché mi piace la scrittura immediata, senza fronzoli: se riesco a spiegare un'idea in 30 parole non vedo l'utilità di impiegarne 50, anche se spesso quest'abitudine mi costa l'accusa di ermetismo.


Ho scritto dell'avvento del satellite nello scenario televisivo arabo, dalle piattaforme di cooperazione regionale fino ad ARABSAT. Ho puntato poi l'obiettivo sull'Egitto per parlare di ESC e di Nilesat, di programmi, satelliti in orbita e degli immancabili intrighi politici. Ho citato il decreto 411/2000 che in Egitto confina i broadcaster privati sul satellite - ma so che succede anche altrove - e del “documento per la regolamentazione delle trasmissioni satellitari radiofoniche e televisive nella regione araba”, approvato dai Ministri dell'Informazione dei Paesi della Lega Araba il 12 Febbraio 2008 e volto a controllare le trasmissioni satellitari come avviene per quelle terrestri pubbliche.


Scrivo e mi convinco sempre più che la punteggiatura è un accessorio indispensabile, sì, ma dall'uso estremamente soggettivo. Io, tanto per dire, non so usare il punto e virgola: il punto lo metto, è una pausa lunga alla fine di un concetto, di un periodo. La virgola, anche: è una pausa più breve, mi aiuto a posizionarla con la voce. Il punto e virgola mi manda in tilt, sembro Totò nei panni dello scrivano di "Miseria e Nobiltà", al punto che faccio a meno di usarlo, questo sconosciuto. Qualcuno, cortesemente, mi illumini con esempi pratici, gliene sarò grata. Nel complesso ho un rapporto decisamente positivo con la punteggiatura: devo usarla perché mi piacciono i periodi lunghi ma ben disciplinati, non gli ammassi informi di parole stipate in sequenza casuale.


Delle correzioni non mi lamento: ho notato che il mio relatore non gradisce i sensi figurati, motivo per cui faccio un uso spropositato di virgolette per non ritrovarmi linee ondulate sotto le parole ritenute improprie. Comunque il solo fatto di riavere le bozze corrette mi ripaga della fatica: della tesi precedente ricordo bozze accuratamente rilegate che servivano a tenere aperte le finestre. Almeno, stavolta arrivano ad essere lette, le mie bozze.


26 aprile 2009

Tabra, l'insipienza femminile

Isabel Allende è una delle mie scrittrici preferite: riesce a rendere credibili e vivi anche i personaggi più fantasiosi e improbabili e descrive luoghi lontani e abitudini come se fossero anche sue. Il racconto che sto per proporre, tratto da Afrodita si intitola "Una Notte In Egitto" ed è bello per due motivi: presenta odori e sapori dell'Egitto fino a farli materializzare nella bocca del lettore ed è straordinariamente maschilista nel dare a Tabra la lezione che si merita.
Tabra pare che sia un'amica della scrittrice e in uno dei suoi viaggi sembrerebbe finita in Egitto, nella bassa Nubia, in cerca di qualcosa di imprecisato, di una "piccola avventura". Mi chiedo cos'altro si possa cercare nella bassa Nubia, tra i villaggi minuscoli di casette basse abitate da contadini operosi e schivi che lavorano una terra insolitamente fertile, soffocata qua e là improvvisamente dal deserto.
Tabra cede alla bellezza e ai modi gentili di Mahmoud che approfitta di lei e della sua eccessiva disponibilità. Nessuna donna dotata di senno farebbe quel che ha fatto Tabra, per un attimo mi ha fatto pensare a certe donne italiane in vacanza in posti come Sharm El Sheikh o Djerba che si rovinano la vita con la guida turistica di turno, senza pensarci un attimo.
Il mondo è pieno di donne come Tabra e di uomini come Mahmoud che, con le loro relazioni dissennate, continueranno ad alimentare i discorsi dei salotti televisivi nei quali ci si sgola a sconsigliare le coppie miste.
Al di là di tutto, il racconto si può leggere qui.

03 aprile 2009

Supercalifragilistichespiralidoso

Con questo post inauguro ufficialmente una serie di riflessioni sulla tesi e l'essere tesista.

Spero, innanzitutto, che questa sia l'ultima tesi della mia vita. Due possono bastare, no? Il mio pc sarebbe d'accordo, visto che l'hard disk ha retto la tesi della laurea triennale e poi, poco tempo fa, è deceduto di colpo, senza preavviso. Riposi in pace, almeno lui.

Spero sia l'ultima, dicevo. Credo che un'altra non la reggerei, almeno non a queste condizioni. Datemi dei fondi e me ne andrò a chiedere l'impossibile dove so che l'impossibile si trova. E' utopistico, dite? Non dovrebbe esserlo però...sarebbe bello se ogni tesista fosse un vero riceratore almeno per il tempo della stesura della tesi. Perché, per come stanno le cose ora, come fa uno studente qualsiasi a dare un contributo infinitesimale alla ricerca, cosa che, almeno sulla carta, è lo scopo principale della tesi?


Lasciamo perdere che è meglio. La mia tesi, dunque. La mia tesi è un libriciattolo di una sessantina di pagine, allo stato attuale. Diciamo che ne ho scritta più o meno metà e comunque sono nel vivo della trattazione. L'argomento è la tv egiziana, via etere e via satellite, pubblica e privata.


E' una creatura giovane, la mia tesi, eppure è già passata attraverso varie peripezie: diciamo che pur di non farla piegare, ho rischiato che mi spezzasse addosso con tutto il peso delle aspettative che ci avevo proiettato. Grazie a Dio mille volte, è ancora in piedi.


Il fatto è che qualcuno può considerarla un pericolo per l'Occidente (sorelle comprese), la mia tesi: all'inizio ho pensato che avrei potuto facilmente ricostruire gli assetti proprietari e le partecipazioni azionarie dei network, così come i dati sull'audience e tante altre belle cose che nella parte di mondo in cui vivo è come bere un bicchier d'acqua, tanto è facile reperirle. Mi sono scontrata, invece, con un mondo che non usa targetizzare l'audience, che non assolve la benché minima funzione di servizio pubblico, che impiega sistematicamente la censura, che controlla le agenzie di ricerca sui media, manipolandone spudoratamente i risultati secondo la convenienza di chi detiene il potere. Avrei potuto fermarmi qui, di fronte all'evidenza che tutto quello che cercavo non era reperibile o, se lo era, non era attendibile. Oppure fare una tesi elencando tutto quello che mancava alla tv egiziana per essere "normale" come un civilissimo sistema televisivo occidentale. Mi sono resa conto, in altre parole, che i parametri comunemente utilizzati per descrivere un sistema televisivo europeo non sono affatto adatti per uno arabo: certo, potrei farlo per Al Jazeera, Al Arabiya & Co ma non certo per la tv via etere egiziana con i canali a vocazione locale.


Non voglio dire che la tv egiziana è avulsa dalle logiche di mercato, ma ho ritenuto più stimolante concentrarmi sulle logiche normalmente messe in atto in un sistema così diverso dal nostro. No, seriamente, mi ci avreste visto a fare una tesi etnocentrica su quanto è rudimentale la tv egiziana? Io, personalmente no. Soprattutto perché ritengo che sia tutt'altro che rudimentale, la tv egiziana. Non sarò certo io a scrivere una tesi così becera. Non se lo merita L'Egitto, né tutti gli egiziani che conosco, perfino quello che non mi saluta non se lo merita .


Scherzi a parte, non potrei, davvero. Non sarebbe onesto, intellettualmente parlando e andrebbe contro le mie idee che, al riguardo, sono chiaramente di tutt'altro avviso.


Ho optato, allora, per una prospettiva puramente descrittiva: succede questo, quello manca, dicono quello ma fanno tutt'altro, pianificano di cambiare quella determinata cosa, ma di fatto tutto resta così com'è. Questo non significa che io stia falsando la realtà: quello che scrivo trova riscontri scientifici in testi consultabili da chiunque si prenda la briga di scartabellarli come ho fatto io. Poi, insomma, bisogna anche mettersi a leggere tra le righe e trarre conclusioni, visto che uno è dotato di cervello. E accontentarsi, già che ci si è, di quello che si riesce a trovare, individuando anche una sola flebile tendenza.