Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.
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31 marzo 2010

Tu chiamali, se vuoi, bilanci

Volevo iniziare questo post con “ultimamente”, ma pare che non sia consigliabile esordire con un avverbio. Ultimamente, dunque, mi sto interrogando sull’opportunità di tenere aperto questo blog, visti i ritmi degni di un bradipo con cui lo aggiorno. Ho deciso di non chiuderlo, però. E soltanto per un motivo: perché rileggendo alcuni vecchi post ho provato di nuovo le stesse sensazioni di quando li ho scritti. Ci sono post che ho scritto su fogli di carta mentre studiavo per qualche esame, post che ho scritto sul mio letto d’infanzia o che ho pensato di scrivere in autobus o in treno alla fine di una lunga giornata. Post come questo, che ho scritto sorseggiando un infuso di anice o menta.
Mantenere in vita il blog forse serve per ricordarmi di quello che non dico, ma sento dentro di me. Serve per rievocare il non detto che riaffiora istantaneamente insieme alle prime parole di un vecchio post. E’ raro che il non detto riesca a diventare un post. Di norma è condannato a rimanere non detto, principalmente perché non trovo le parole per dirlo o perché è troppo intimo per essere detto. E proprio in quanto non detto, spesso è più intenso di quello che dico, perché continuo a sentirlo in me, anche a distanza di anni.
A volte mi chiedo se quello che scrivo renda effettivamente giustizia ad un’emozione che provo o a una cosa che vedo e il più delle volte mi dico che no, viverlo è stato più intenso. Posso solo provare a raccontarlo, ma l’unica cosa che riesco a fare è catalogarlo con data e ora e intrappolarlo su questa pagina, a questo indirizzo. E’ come provare a raccontare a qualcuno una foto che hai scattato senza mostrargliela.
In ogni caso credo che continuerò a farlo perché è bello, perché sento che mi fa bene. Perché potrebbe far bene a qualcuno che incappa nelle mie stesse emozioni, visto che quello che provo io lo provano tutti gli esseri umani o comunque sono tutti potenzialmente in grado di provarlo. Si continua, dunque, ma credo che cambierà qualcosa. I colori, sicuramente, quando avrò tempo. I commenti, forse. Sto meditando di abolirli e di lasciare a disposizione solo l’indirizzo email. Per il resto si vedrà.

07 aprile 2008

Viandanti

Campionatura di questioni semi-serie motivo di visita di questo blog

  • guardare l'Oriente con occhi di Occidente (=etnocentrismo)
  • vestiti delle donne dell'Islam (meravigliosi..)
  • donne italiane piacciono a uomini arabi (a chi non piacciono le donne italiane?!?)
  • integrazione si integrazione no multiculturalismo (in questa terra dei cachi è tutto impossibile)
  • ragazze taglia 6 (se si continuerà a comprimere le taglie di questo passo...)
  • tableau matrimonio esempio (come logo i due pupazzetti della sidebar e tante coloratissime immagini ritagliate da un vecchio calendario su papiro)
  • la schiavitù di oggi (troppa e troppo vicino a noi, sebbene ci si ostini a pensare che ce la siamo buttata alle spalle)
  • Amr Diab (osad aeni fi koll makan)
  • diversità della donna musulmana dalla donna occidentale (tantissima, fortunatamente per la donna musulmana)
  • aladino istruzioni (prepararsi 3 desideri e poi strofinare bene)
  • matrimonio orfi a sharm el sheikh (non ti conviene)
  • democrazia di Dio (un gran libro)
  • hijab (il velo islamico)
  • le donne russe a hurgada aladin (parecchie e parecchio nude)
  • la vita ritrovata (grazie a Dio)
  • bisogni indotti (troppi e tutti maledettamente futili)
  • amanti egiziani (mi basta il marito)
  • sposare un arabo (=sposare un uomo)
  • andare oltre le apparenze (lodevole, ma per molti impossibile)

20 settembre 2007

Ritorno al presente

E’ quasi un mese che sono tornata dall’Egitto e, nonostante sia già ripiombata nella routine quotidiana, mi sento ancora con la testa in vacanza. Sono impaziente di postare le foto, ho voglia di raccontare l’Egitto come l’ho visto, come l’ho provato e trovato un mese fa, ho voglia di riviverlo.
Vorrei anche poter accogliere la proposta di condividere il panorama dei placidi pensieri, ma il vecchio pc non vuole saperne! Pazienza…rimanderò a quando, finalmente libera dagli esami, potrò rimettere le manine sul mio amato pc. Peccato però, volevo postarle subito le mie colline blu! E anche quei due bellissimi lilium, uno giallo e uno color ruggine. E anche il glicine e il nostro ciliegio in fiore…. E i momenti di vita quotidiana rubati ad Alessandria, il museo e il sagrario militare italiano di El Alamein, le bancarelle del Cairo straripanti di lampade del Ramadan e tutte le foto in cui ho cercato di intrappolare l’Egitto per poterlo riassaporare più e più volte come fosse una bottiglia di profumo.
Serbo talmente tanti ricordi ancora tiepidi di emozioni intense che non riesco a scrivere nulla senza vagare col pensiero a solleticare i miei ricordi. Iniziare a raccontare sembra impossibile, anche ora che ci sto provando. Devo sbloccarmi, devo togliermi questa ruggine di dosso perché ogni giorno che passa, trovare il bandolo della matassa richiede sempre più sforzo.

Sento che niente avrebbe potuto giovare di più alla mia salute psicofisica di questo viaggio, ne avevo assoluto bisogno.
Preso posto sull’aereo ho tirato un sospiro di sollievo, forse perché finalmente sentivo di non averlo ancora superato quel famigerato orlo di una crisi di nervi. Eppure mi era capitato in più occasioni di crederlo, ultimamente. E’ che a un certo punto l’inerzia finisce e uno non riesce più a inventarsi la pazienza. Il fisico si blocca di colpo e ci si fa convincere (o forse ci si illude) di aver bisogno dei tranquillanti, per esempio. Ne ero completamente certa quando il medico ha sentenziato “neurodermatite psicosomatica” alla vista di quelle strane macchiette rosse che avevo in giro per il corpo a metà giugno. Ricordo di aver scrutato con una certa serietà quella bustina di medicine -un integratore vitaminico per la pelle, una pomata al cortisone e due tranquillanti- credendo quasi di aver scoperto la panacea.
L’idea di assumere tranquillanti non mi spaventava minimamente. Li ho accettati come qualsiasi altro farmaco, credendo di averne davvero bisogno. Dopo la prima dose, per grazia di Dio blanda, vedendo con quanta avversità reagiva il mio organismo non ero più convinta dell’utilità di quella roba. Dovevo scegliere tra quella torpida calma indotta, apparente, effimera racchiusa in una pasticca e quella naturale, profonda e gioiosa -quella dei placidi pensieri, per intenderci- da rintracciare in qualche angolo recondito della mia psiche.
Se sono qui a fluttuare dolcemente tra i miei ricordi recenti, è inutile che mi soffermi a specificare la mia scelta.

In nome della mia salute, mi sono impegnata: era tempo di pensare al mio matrimonio, era imminente, non potevo rischiare di arrivarci a pezzi. Decisa a godermelo appieno, ho iniziato a confezionare le bomboniere: ho scelto un piattino quadrato stile etnico, col fondo nero e delle righe rosse e dorate sul quale ho adagiato i confetti racchiusi nei centrini lavorati a mano dalla mia amatissima nonna. All’inizio non volevo neanche farle, le bomboniere, poi ho trovato per caso questi centrini di cotone egiziano riposti in una bustina in un angolo dimenticato in fondo all’armadio. Sapevo che lei avrebbe trovato il modo di essere presente…
Conserverò un ricordo piacevole dei giorni dedicati ai preparativi: i sacchettini di confetti chiusi con l’organza dorata che avevano inebriato il salotto di vaniglia, la caccia all’acquisto del cartoncino per stampare i menu, la scelta del fioraio più conveniente e quel bouquet di roselline bianche e arancio che poi ho portato al cimitero…forse è più bello adesso ché è appassito, se ne sta ancora lì, nessuno l’ha buttato via. Poi il tableau per il ristorante fatto con delle coloratissime immaginette ritagliate da un vecchio calendario egiziano stampato su papiro, un’ottima soluzione per ovviare al problema degli invitati di diverse nazionalità che non avrebbero apprezzato un tavolo chiamato “per nome”.
Ho voluto che i pochi intimi presenti potessero riconoscermi in quel matrimonio, è per questo che mi sono occupata personalmente di tutti i particolari cercando di sprecare il meno possibile: per le bomboniere, per esempio, ho acquistato l’occorrente (scatoline, piattini, nastri di organza di diverse grandezze, veletti ecc) all’ingrosso e le ho confezionate con le mie manine, ché oltre a essere divertente è anche facilissimo e ho rifiutato di impiegare qualche migliaia di euro per gli addobbi floreali della sala del municipio. Un’unica, ricca composizione bianca e arancio da mettere sul tavolo era più che sufficiente, anche lei è finita al cimitero il giorno seguente. Non è avarizia, è che si può scegliere di non privarsi di nulla anche senza spendere una fortuna.

Ho anche avuto modo di farmi qualche sana e fragorosa risata di fronte all’articolato campionario di pregiudizi sfoderato dalla gente alla notizia del mio matrimonio: c’è chi di punto in bianco è andato a fare gli auguri ai miei pensando che stessero per diventare nonni, chi mi ha messa in guardia filosofeggiando “prima i confetti, poi i difetti”, chi in generale aveva da ridire per i miei 23 anni. Avrei dovuto annotarmele tutte per quanto erano assurde! Ho notato che la gente segue rituali a volte strambi e insensati in fatto di matrimoni solo per non venir meno al diktat dell’apparenza: sembra una gara a chi osa di più, in cui tutto è ammesso e la cui unica regola è l’ardore tutto pagano per l’esteriorità. In molti hanno sgranato gli occhi, scandalizzati dal fatto che non avessimo preparato una lista nozze. L’avreste fatta, voi, la lista, sapendo che rimarrete ancora qualche anno a vivere nei vostri 34 mq di bilocale già arredato? Ve la sentireste voi, tra un paio d’anni di scartare elettrodomestici nuovi di zecca eppure superati e non coperti più dalla garanzia? Ditemi pure che provengo da un altro pianeta, ma io non me la sono sentita. Penso che li avrei delusi comunque, visto che, seppure mi fossi sposata in condizioni normali- tanto per usare la loro terminologia- non avrei mai messo in lista bicchieri di cristallo, servizi da 36 piatti d’oro bordati di diamanti con allegata autorizzazione a bestemmiare se per disgrazia ne rompi uno o chissà che altra diavoleria chic&snob. Da quando ho capito che si può vivere più che dignitosamente con la metà della metà di ciò che per noi è lo standard non riesco più a circondarmi di cose che non ritengo utili nell’immediato.

Non parliamo poi, del fotografo, del mio vestito, del mio trucco e della scelta di non lanciare il bouquet: apriti cielo. In molti al mio posto avrebbero rimandato il matrimonio alla notizia che per quella data qualsiasi fotografo era occupato da almeno un anno. Io ho esultato perché odio mettermi in posa come quelle spose con lo sguardo forzatamente perso nel vuoto, o circondarmi di ombrellini, faretti e magari di eliche che simulano il vento. E pagare migliaia di euro un tizio invadente che ti fa le foto ordinandoti di ruotare le ginocchia chissà dove perché se no l’immagine è statica. L’incarico delle foto e del filmino (preteso fermamente dai parenti in Egitto e realizzato solo per questa giusta causa ) è stato quindi delegato ai miei cugini che, la sera dopo, mi hanno recapitato i cd con tutto il materiale, successivamente approdato nelle sapienti mani di un fotografo egiziano che ha provveduto a montare, stampare, ingrandire il tutto a nostro gusto. Un ottimo lavoro che conserverò sempre con affetto.
Anche per il trucco ho provveduto io: ho imparato da sola a truccarmi e lo dico con un certo orgoglio visto che nessuno s’è mai messo davanti allo specchio con me a dirmi cosa e come fare. Ho scelto colori caldi molto naturali per non “sparare” troppo con il bianco del vestito: in tanti se ne sono accorti solo vedendo una foto scattata mentre mi mettevo il rossetto. La testa invece, l’ho affidata completamente alla parrucchiera.

Il bouquet, dicevo, l’ho portato al cimitero. Si racconta di bouquet caduti all’ombra di fanciulle che, benché in età da marito, non avessero la benché minima intenzione di sposarsi e che, sfiorate dall’innocuo mazzo volante avrebbero invece per forza o buona voglia dovuto rivedere i loro piani. Non ho voluto che il mio bouquet diventasse il capro espiatorio dei ripensamenti delle nubili presenti così ho deciso di non lanciarlo. No, scherzi a parte, ho pensato di portarlo al cimitero perché qualcuno non ha fatto in tempo ad assistere di persona al mio matrimonio. Lo so che non significa nulla e che non ha alcun potere di invertire gli eventi, però io ho sentito di fare così.

Credo che non scorderò mai la contentezza dei miei cognati, la loro commozione, la loro voglia di sentire ogni particolare e il mio rammarico per averlo potuto fare solo in modo frammentario a causa del mio arabo traballante e le foto con tutti loro davanti a quella torta gigante. Sono riusciti a farmi sentire ancora di più che sono parte della loro grande famiglia e per me è un grande onore oltre a essere un privilegio.

Qualche riga fa riflettevo sugli strani rituali della gente qui e sul diktat dell’apparenza: a sentir parlare qualcuno sembra che io mi sia sposata senza poter minimamente prevedere cosa implicano la convivenza, le responsabilità e chissà cos’altro. Tanti dimenticano che se la vivo come una formalità è solo perché convivenza e responsabilità sono parte della mia vita già da 3 anni. Sono volati come 3 secondi però…forse, impegnati come siamo a decifrare le nostre culture e le nostre diversità non abbiamo avuto il tempo di annoiarci. E’ questo credo, che per tanti è difficile da capire…

26 giugno 2006

Post della serie"NON TI CURAR DI LORO MA GUARDA E PASSA". ANZI, NON GUARDARE.

Salve!
non mi piace affollare i commenti, perciò invito il "carissimo" alfaomega a portare le sue subdole strategie di marketing personale altrove dal momento che qui, non sono gradite. Ho dato un'occhiata doverosa al suo blog, perché io non sputo sentenze a priori: non è completamente da buttare e se abbattesse quell'insulsa maschera di odio potremmo avere anche qualcosa in comune, come l' "odio" per i comunisti e il sì al referendum. Detto questo metto non una pietra, ma un macigno sopra all'affaire alfaomega perché gli attaccabrighe non sono appropriati né ben accetti nel blog della speranza: questo è il luogo dello scambio civile e costruttivo di opinioni sensate, supportate da valide argomentazioni e non da macchie nere di odio immotivato, sputate senza criterio a inquinare lo stile e lo spirito di questo blog. Così, come ha fatto Manuela (che saluto affettuosamente), yalla, mafish mushkela e Amal va avanti, senza problemi.
A presto

23 aprile 2006

Che vita indaffarata!

Torno a farmi sentire dopo un silenzio abbastanza lungo in cui, tra le tante cose, sono diventata ufficialmente una tesista(!), ho arrestato la lievitazione naturale(!), ho ricevuto come regalo di compleanno la prospettiva di un soggiorno egiziano dal 19 luglio al 4 agosto inclusivo di una settimana a Sharm(!)...tempesterò il blog di foto, di racconti di emozioni, di fatti e di tutto quello che mi sembrerà degno di nota!
A te, caro lettore ceccanese...benvenuto, com'è piccolo il mondo anche quello in rete, eh?! Grazie e auguri anche a te...già...anch'io ho passato 5 anni della mia vita in quella scuola, ero alla B. Credo che la derivazione religiosa degli stati arabi vada letta in chiave emica, cioè adottando una prospettiva interna alla cultura: in questo modo possiamo considerare la derivazione coranica non al pari di quella biblica, ma di quella romana, per porre l'accento sulla componente culturale intrinseca più che su quella religiosa.
Cambiando totalmente discorso, spero che qualcuno abbia visto il film Elizabethtown perché mi ha colpito molto e vorrei confrontare le mie impressioni con le vostre..ho sempre creduto che alla fine di un film o di un libro siamo diversi, arricchiti di nuove emozioni, come se qualcosa del film tocca un punto profondo di noi stessi che fino a poco prima non sapevamo di avere. Confrontandomi con voi scoprirò se sono le stesse, vi aspetto!
Te sbah ala kheer, buona notte.

09 marzo 2006

Semplicemente, donne






Salve a tutti!
con mostruoso ritardo rivolgo i miei auguri a tutte le donne...
Da rimarcare, ancora allibita, gli auguri di due rappresentanti dell'altro sesso, ieri: quelli improbabili del tizio per strada che elargiva auguri e sorrisi a qualunque essere avesse il seppur vago aspetto di una donna (maldestro tentativo di approccio a tutti i costi?) e quelli delicati, gentili del ragazzo sull'ascensore: silenzio e poi prima di scendere... ah dimenticavo...auguri! Apperò 'sti uomini d'oggi...!
Non che sia una scusa per andare in giro sguinzagliate, la festa della donna, però festeggiarla tra amiche è una scusa come un'altra per passare una serata in compagnia. Quella a destra è la foto della dignitosissima cena di ieri... è un po' scura ma è un simpatico ricordo!
La mimosa a sinistra invece è idealmente dedicata a tutte le donne, in particolare a quelle che lottano per un ideale- più o meno eroico -o che si trovano in un momento difficile da affrontare: le donne oppresse, indigenti, vittime di abusi, esuli rincorse dalla guerra e tutte quelle donne che morirono incatenate alle loro macchine tessili in America nel 1908 scioperando per migliorare la loro condizione di lavoratrici.
Tralascio la questione quote rosa perché ritengo che la parità effettiva tra i sessi sia ancora una lontana conquista e penso alle donne che in qualche modo mi sono più vicine: le mie carissime amiche di cui sopra abbiamo la rappresentanza perugina, tutte le donne egiziane che ho conosciuto e anche quelle che conoscerò, la mia adorata mamma, donna instancabile che riabbraccerò domani sera e la mia amatissima nonna, che non posso più abbracciare da 2 anni. Poiché oggi sarebbe stata anche la ricorrenza del suo onomastico mi piace dedicarle la ninna nanna che mi cantava sempre, spero che le arrivi:
La gaia luccioletta presa dal calabrone
fu messa per lanterna sopra la bicicletta
ma il rospo pizzardone che stava di vedetta
fece alla bicicletta una contravvenzione:
in forza delle cognite disposizioni interne
è vietato di prendere lucciole per lanterne
E poi come non menzionare la vera e propria perla di saggezza scaturita dalla mente geniale di una delle ragazze della foto?
La donna single è paragonabile ad un bicchiere più o meno pieno d'acqua. La condizione di fidanzata è invece rappresentata dall'introduzione di un sasso in questo bicchiere. L'abilità della donna sta nel gestire la quantità d'acqua, affinché non trabocchi. Parole sante.
Sahra saida

01 marzo 2006

Restyling

Sabah el kheer (buon giorno)!
Amal torna operativo dopo una lunga assenza dovuta a prevedibilissimi motivi di studio...con alle spalle la sessione invernale si è decisamente più tranquilli!
Cedendo alla tentazione-banalissima-di iniziare l'anno con i soliti pinocchiosi buoni propositi ne rendo noti alcuni, decisa però, a portarli avanti fino in fondo:
  • iniziare quella che prima era la tesi, ma ora è stata declassata a mero "elaborato finale" servendomi di questo blog come supporto integrativo in cui confluiranno why not? anche tutti i commenti di chi vorrà buttare un occhio sui miei lavori in corso

  • mettere fine alla troppo prolungata astensione dall'adorato jogging sperando di arrestare il processo inesorabile di lievitazione corporea con la consapevolezza che questo è Amal, non il blog di Bridget Jones!

  • ultimo, non meno importante, far assumere a questo blog una piega più concretamente culturale attraverso l'analisi di testi letterari in prosa e poesia o qualsiasi altro formato che rappresenti una concreta testimonianza della profonda ricchezza della cultura arabo-islamica (soprattutto egiziana), con l'intento-democraticissimo- di fornire così, soltanto una delle molteplici chiavi di lettura di essa. Questo è un progetto che Amal ha particolarmente a cuore...

Inoltre i commenti verranno per così dire liberalizzati per evitare spiacevoli incidenti come quello che per cause ancora ignote (a parte la mia-per usare un eufemismo-ancor poca dimestichezza con il qui presente ambaradan) mi ha impedito di pubblicare il gradito commento del prof Pellegrini che verrà spalmato comunque qui di seguito. Sarà anche un buon modo per imparare a tirar fuori le...unghie: a commenti al veleno Amal è pronta a replicare con paroline a base di yoghurt scaduto:)

Ecco il commento:

bella ricetta, dolce e gradevole.Un pò di speranza aiuta sempre.Sicuramente, per tutti.

La ringrazio prof, sperando che Amal sia sempre meno referenziale.

ma' assalama, a presto