Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

03 settembre 2008

Come scrivere e leggere gli articoli sul Ramadan

Per scrivere un articolo sul Ramadan basta seguire queste semplici regole:

  • averne una conoscenza sommaria e approssimativa e non preoccuparsene minimamente (della serie: digiunano. Come quando e perché non sono affari miei).
  • scegliere come location una città araba vista in tanti film sulle crociate, inserendo qua e là nomi e toponimi arabeggianti, tanto vattelappesca se esiste una persona o una strada che si chiama davvero così. Sorvolare, poi, sul lessico del Ramadan, ci si accontenterà di parole imprecise.
  • mettere all’opera un paio di stereotipi diffusi e radicati: 1) se uno digiuna significa che c’ha ‘na fame nera e quindi di giorno si strappa i capelli, ma quando la sera si siede a tavola, la trova imbandita come a Natale 2)se uno non mangia è intontito, non faranno che dormire, ‘sti musulmani al tempo del Ramadan… 3) se durante il Ramadan si digiuna, non può essere un periodo di festa (quindi appendono le illuminazioni solo a causa del consumismo che sta contagiando anche le ricorrenze che non riguardano la cultura Occidentale, per quale altro motivo, se no?).
  • Buttatevi su tematiche valide grosso modo ovunque (consumismo, globalizzazione, e simili)

Ci siamo, signori. L'articoletto sul Ramadan è servito, caldo caldo.

Ponetevi ora dalla parte dei lettori svolgendo i seguenti esercizi dopo aver visionato l’articolo:

Esercizio n.1 (principianti)
Pensate alle vostre città nei periodi di festa, cercando di visualizzarle mentalmente.
Ora rispondete alla seguente domanda: sono listate a lutto?


Esercizio n.2 (esperti)
Chiedetevi come sia possibile pensare che una persona a digiuno da 10 ore abbondanti riesca a spazzolarsi una tavola imbandita per 30 sere consecutive e soddisfate il lampo di genio dei vostri neuroni chiedendo a un musulmano cosa –e quanto- è opportuno e sufficiente mangiare in questo periodo.


Esercizio n.3 (scienziati)
Concedetevi una piccola vacanza in una città del mondo islamico, arabo o non, nel periodo di Ramadan o nei giorni che lo precedono. Passeggiate nei suq, parlate con la gente, guardate cosa compra e in quale quantità. Cercate di collezionare dati attendibili sulla partecipazione effettiva della gente al digiuno. Ripetete l’esperimento in un’altra città a maggioranza islamica, per essere sicuri che il vostro metodo sia scientifico. Pensate ora al periodo natalizio, ai posti in cui si va a far compere, a cosa e quanto si compra, alla percentuale effettiva di gente coinvolta nei riti religiosi. A questo punto dovreste aver raccolto dati sufficienti per redigere un breve trattato sul consumismo. Dato il livello di difficoltà, nel vostro trattato dovrete includere i risultati della prova pratica: preparare il cenone natalizio usando solo carne d’agnello, riso, zucchine, tamarindo e frittelle.

02 settembre 2008

L'Egitto che mi piace

Ero partita per rimettere un po’ d’ordine tra i miei pensieri. Per riprendermi il tempo che silenziosamente e in fretta mi era scivolato via tra le dita.
L’Egitto è iniziato da dentro l’aeroporto, nell’attesa che aprissero il gate: seduti intorno a noi c’erano ragazzi giovani, famigliole colorate, coppie di giovani sposi con i neonati in braccio…non ho mai visto tanti egiziani tutti insieme, li avrei abbracciati uno per uno per la contentezza.
La partenza viene ritardata di una decina di minuti e si imbastiscono bei discorsi, dove vai, quando torni, che fai…ah, l’arabo dell’Egitto!
Volare con Egypt Air mi piace sempre tanto: gentili, ospitali, mi danno la caramella per il decollo, il cuscinetto, le cuffie, servono deliziosi pasti caldi e hanno il succo di mango, preludio a quello spremuto fresco di cui abuso all’arrivo.
Esco trionfante dall’aeroporto del Cairo: le valigie sono sane e salve e sul mio passaporto campeggia la scritta a penna, in arabo, moglie di egiziano. Le domande strane e nient’affatto delicate min di?(chi è questa?) e i visti con marche da bollo pagate in euro sono un lontano ricordo. L’ultimo controllo è a pochi metri dall’uscita: un egizianone di mezza età con gli occhialini sulla punta del naso sfoglia velocemente i nostri passaporti. Guardo oltre le porte scorrevoli, le palme ondeggiano, ho una voglia matta di uscire all’aria. Finalmente ci lasciamo alle spalle la malefica aria condizionata e un vento caldo e malandrino prende a giocare con i miei orecchini e con l’orlo del mio vestito. Deve essere stata una giornata calda se alle 19:30 il termometro segna ancora 33°C.
Mio marito si lancia in una concitata contrattazione con i tassisti, io resto incantata a guardare il tramonto del Cairo roseo e metallico di smog e di sabbia finché un uomo sulla trentina schiaccia a terra la sigaretta, la schiaccia e mi apre lo sportello posteriore di una macchina nuova e comoda. Peccato, volevo finire di sentire l’adhan.
Quando mio marito viene invitato a mettersi la cintura, temendo di non aver capito bene, chiedo conferma. Il tassista ci aggiorna sulle ultime leggi in materia di sicurezza stradale in vigore dal 1/08: multa di 50 L.E (l’equivalente di 6 euro abbondanti, ma pesano come 50 euro, forse anche più) se si viene sorpresi senza cintura, o senza casco, o sprovvisti dei triangoli catarifrangenti o della cassettina di pronto soccorso o con la macchina parcheggiata in seconda fila (che uno ritrova bloccata a terra con le ganasce). Il controsenso è che chi incorre nella sanzione deve saldare il debito immediatamente se non desidera che la somma dovuta lieviti incontrollata fino a comportare la sospensione della patente e un periodo di carcere. E dico controsenso perché sarebbe stato molto più logico introdurre, che so, l’assicurazione obbligatoria: così invece, ci si continua a lanciare anarchicamente nel traffico impazzito, come se si fosse alla guida delle macchine da scontro, ma con la cintura, il triangolo e la cassetta del pronto soccorso. O non so, si poteva compiere qualche sforzo cercando di far capire alla gente che cartelli e semafori non hanno scopo ornamentale. Io personalmente, poi, avrei transennato le corsie della carreggiata nel senso della lunghezza per introdurre forzatamente il concetto di fila: se quello davanti a te rallenta o inchioda, non fare che gli sgusci al lato o per sguincio, accòdati, incolònnati, da bravo, su. Ma io non faccio testo, anche e soprattutto perché non intendo minimamente cambiarla, la legge sovversiva del traffico egiziano.


Quando finalmente arriviamo in albergo, l’aria è bruna, senza nuvole né stelle; le luci del Cairo, da sole inondano lo spazio creando un alone pesante. Una coppia di sposi, fresca e giovane varca la soglia: sono carini e un po’ impacciati, forse provano quel senso di vergogna mista a soddisfazione che ho provato anch’io un anno fa. Non resisto, gli scatto una foto e gli faccio mille auguri: riguardo i loro sorrisi ora, ritrovo il volto di un Egitto che vive e condivide con semplicità, che non smetterò mai di ammirare. Davanti ai parenti festanti, il padre commosso ha abbracciato la sposa e l’ha consegnata allo sposo: quando la festa sarà finita, nell’intimità della loro nuova casa, lo sposo-marito farà ciò che la gente si aspetta che faccia e inizierà la loro vita insieme, benedetta quasi sempre dopo brevissimo tempo da gnometti con gli occhi colmi di infinito.