Certe albe
Nell' immagine, l'opera di Rafa Al-Nasiri tratta dal blog di Layla Anwar
E d'un tratto le lacrime che ti salgono fino agli occhi, viaggiando sullo stesso sentiero dei brividi, ti mostrano quant'è naturale la vita e quante meraviglie hai rischiato di non vedere. Com'hai fatto a non accorgertene prima?
E lo scopri alle 5 del mattino, di un mattino che proprio non potevi immaginarti. Di quel mattino che hai aderito alla chiamata a sospendere la tua attività contingente e lo fai rispondendo quasi ad un istinto primordiale che non si arrende allo sciocco vizio del questo è per te e questo non può esserlo. Quel canto e quel richiamo erano anche e soprattutto per te, che certe cose non saresti mai arrivata a capirle, da sola. Erano per te, anche se ti suonavano incomprensibili.
Poi impari ad aspettarlo e a riconoscerlo, quel canto. Ad assaporarne l'eco che rimbalzando da un minareto all'altro, va a conficcartisi al centro del cuore e tu per un attimo, lungo e intenso, cerchi di intrappolartelo lì per poterlo rivivere sempre.
Quanto li vorresti, quel canto e quel richiamo, quando fuori della tua finestra il rumore del traffico sembra essere la cosa più sensata e le campane un lontano sussurro... quando la mattina apri gli occhi obbedendo ai riti striduli e pagani della sveglia....quando alla sera le parole che conosci non ti sembrano abbastanza utili per soddisfare la tua voglia di pregare...
Eppure la vita è così naturale, alif, dal, mim...
Certe albe ti cambiano la vita. Così, semplicemente. Eppure quando l'hai sentito te l'avevano già raccontato, te l'avevano già descritto. Ma non potevi immaginartelo che fosse proprio così, che avesse il potere di scuoterti così profondamente. Ma no, proprio non potevi. E' come raccontare l'odore del mare a chi non l'ha mai visto.
E d'un tratto le lacrime che ti salgono fino agli occhi, viaggiando sullo stesso sentiero dei brividi, ti mostrano quant'è naturale la vita e quante meraviglie hai rischiato di non vedere. Com'hai fatto a non accorgertene prima?
.I love the call to prayer. It pierces the leftovers of the night's obscurity, signaling a new dawn, a new day, another cycle to complete...e anche gli avanzi metaforici, quelli della notte dell'anima, che tutt'un tratto scopri di avere dentro.
E lo scopri alle 5 del mattino, di un mattino che proprio non potevi immaginarti. Di quel mattino che hai aderito alla chiamata a sospendere la tua attività contingente e lo fai rispondendo quasi ad un istinto primordiale che non si arrende allo sciocco vizio del questo è per te e questo non può esserlo. Quel canto e quel richiamo erano anche e soprattutto per te, che certe cose non saresti mai arrivata a capirle, da sola. Erano per te, anche se ti suonavano incomprensibili.
Poi impari ad aspettarlo e a riconoscerlo, quel canto. Ad assaporarne l'eco che rimbalzando da un minareto all'altro, va a conficcartisi al centro del cuore e tu per un attimo, lungo e intenso, cerchi di intrappolartelo lì per poterlo rivivere sempre.
Quanto li vorresti, quel canto e quel richiamo, quando fuori della tua finestra il rumore del traffico sembra essere la cosa più sensata e le campane un lontano sussurro... quando la mattina apri gli occhi obbedendo ai riti striduli e pagani della sveglia....quando alla sera le parole che conosci non ti sembrano abbastanza utili per soddisfare la tua voglia di pregare...
Eppure la vita è così naturale, alif, dal, mim...



