Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

30 marzo 2008

Pablo Trincia, "I demoni dell'Islam"

Faccio eco alla segnalazione di Sherif riportando integralmente le sensatissime considerazioni di Pablo Trincia circa la conversione di Magdi Allam al cattolicesimo. Opinioni non meno sensate e condivisibili sono reperibili qui.
Tutti avranno letto e sentito una delle principali notizie degli ultimi giorni: la conversione al cattolicesimo del giornalista Magdi Allam al cospetto di Papa Ratzinger. Premetto che di quello che fa Magdi Allam non mi importa nulla. Non mi importa nulla nemmeno della fede che sceglie di abbracciare – ognuno è libero di fare ciò che vuole e una scelta religiosa è una cosa su cui nessuno deve permettersi di dare giudizi.
Ma ci sono un paio di cose che non mi sono andate giù. A cominciare dalla scelta del signor Allam di farsi battezzare nientemeno che dal Papa (la cosa aveva uno spiacevole retrogusto di evento vip), e della prevedibile pubblicità che la cosa ha scatenato. Per non parlare delle sulle sue apparizioni in tv, e dello sventagliare la cosa ai quattro venti, trasformando una conversione personale e intima in un atto pubblico, politico e provocatorio.
Quando leggo che il signor Allam va in giro a dire cose del tipo: “la radice del male è insita nell’Islam”, sostenendo che la sua anima di ex musulmano si è liberata “dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza prevalgono sull’amore e sul rispetto della persona”, mi vengono i brividi [...anche a me. Questa ed altre affermazioni, unitamente al link al testo completo sono reperibili qui ].
Uno capace di dire cose del genere mi fa paura, per certi versi quasi quanto gli stessi fondamentalisti islamici contro cui si scaglia. Perché quelli inveiscono dagli scantinati o dalle caverne di Medio Oriente, Iraq, Afghanistan o Indonesia, con la maggior parte del mondo che li guarda con disprezzo. Il signor Allam invece lo fa dall’alto della stampa e dell’editoria italiana, con molta gente lo legge.
Sia ben chiaro, io odio profondamente il radicalismo islamico - anche per motivi personali - visto che mi ha ucciso un parente molto stretto. Ma non per questo giudico l’Islam una religione violenta o intrisa di male e odio. Chi si è macchiato di questo e di altri crimini è un assassino che con la religione non ha nulla a che vedere (così come lo sfarzo e la ricchezza ostentata oggi dal Vaticano non ha nulla a che vedere con i valori e gli insegnamenti dei suoi santi, dei suoi missionari e dei suoi preti di periferia).
Sull'Islam avevo dei pregiudizi anch’io, da ragazzo. Ma poi ho viaggiato per il mondo e ho incontrato centinaia, migliaia di musulmani. Conoscere persone e condividere anche brevi momenti di vita con loro ti apre la testa, spazza via gli stupidi pregiudizi che avevi. Infatti ho cambiato idea.
Sono stato in diversi paesi islamici, o con una cultura moderatamente islamica: Pakistan, Yemen, Marocco, Senegal, Mali, Kazakhstan, Uzbekistan, Tanzania, alcune regioni della Nigeria e del Kenya, Kosovo. Ho conosciuto tante persone liberali e qualcuno con idee un po’ estremiste. Ma non ho mai avuto alcun tipo di problema. Nessuno mi ha mai minacciato, né intimidito. Sono sempre stato trattato con grande rispetto e ospitalità, pur ammettendo apertamente di non essere musulmano. Nessuno mi ha mai nemmeno chiesto di convertirmi all’Islam. A differenza di quanto qualcuno insinua, alla stragrande maggioranza dei musulmani nel mondo non frega nulla di quello che facciamo noi in Occidente.
Detto ciò, i fondamentalisti ci sono eccome. E uccidono. Dall’Algeria alla Palestina, passando per Londra, Mogadiscio, Kabul e Dacca, fino a Jakarta. Nessuno dimentica quello che è accaduto negli Usa, a Madrid, a Bali, nel Regno Unito, né quello che accade quotidianamente a Baghdad e dintorni.
Tuttavia, nonostante le notizie che ci passa il circuito mediatico, stiamo parlando di un numero infinitamente ristretto di persone, rispetto alla popolazione musulmana nel mondo. Gli “altri” musulmani, quelli di cui non si parla (forse perché non si fanno saltare in aria in mezzo a un mercato, ma ci vanno semplicemente a fare la spesa) sono persone di tutt’altra pasta. Eppure in Occidente c’è gente che fomenta odio, razzismo e pregiudizio, con vaneggiamenti su guerre di religione e scontri di civiltà.
George W. Bush, che è un “Born again Christian”, ha fatto bombardare l’Iraq, inventandosi dal nulla una guerra che ha ucciso e continua a uccidere decine di migliaia di persone innocenti. Per quanto mi riguarda, è un criminale di guerra. Eppure nessuno (giustamente) sostiene che il cristianesimo sia una religione violenta.
Per l’Islam non è così. Lo associamo sempre a quello: violenza contro le donne (che però raggiunge picchi consistenti anche nella cristianissima America Latina), terrorismo, uomini-kamikaze e tanti altri clichè. Non pensiamo nemmeno per un momento che tutti questi fenomeni siano legati a tantissimi altri fattori storici e culturali. No. E’ colpa dell’Islam. Non voglio difenderlo, sia chiaro. Ma non sono affatto d’accordo con chi lo demonizza. Perché sono convinto che le altre culture andrebbero
conosciute, non criticate.

23 marzo 2008

Pasqua, Perugia e la "dompietà"



Ieri sera, forse condotto fino a me dal vento che flagellava Perugia senza pietà, mentre lavavo i piatti, mi è sembrato di ascoltare qualcosa di remoto e primordiale, il suono di un canto che mai avrei pensato di poter sentire in quel luogo.
Ci sarebbe da scriverci almeno un centinaio di post, sul mio rapporto con Perugia. Mi chiedo come ho fatto a non scriverne mai, e chissà, forse questo è il primo passo. Passo giorni interi senza sentire le campane e quando le sento sono troppo distanti, o troppo fioche e comunque mai neppur vagamente prossime all'idea di campane che alberga nella mia memoria: in 5 anni ho visto un solo, fugace funerale e ho imparato che devo uscire fuori città per imbattermi in un cimitero.
Insomma, mai avrei immaginato di sentirlo lì quel canto, dicevo. D'istinto mi precipito sul balcone. Silenzio. Che brutti scherzi, gioca la malinconia, mi dico. E torno ai miei piatti.

Tempo un paio di secondi e sono di nuovo sul balcone: Sono stato, io l'ingrato....Gesù mio, perdon, pietà, gridava un altoparlante e l'ho sussurrato anch'io, d'istinto, meccanicamente, senza emettere voce, come si fa con una vecchia, dolce nenia.

Non mi sbagliavo: la mente inizia a correre all'indietro fino a quando ero bambina e c'ero anch'io col mio piccolo flambeau rosso ad affollare le strade del centro storico del mio paese. Ci volevano ore per completare il giro attraverso i vicoletti stretti e scoscesi di epoca medievale. Ricordo che vedevo passare gruppi di vecchine consunte dall'età che imbracciavano grossi ceri, inclinandoli lateralmente verso l'esterno, alla nostra altezza...grosse lacrime di cera fusa precipitavano fino a terra incrostando le strade e noi bambini dovevamo badare a non farci andare a fuoco i capelli...
La fiumana di gente era di proporzioni tali che ogni gruppetto di persone aveva qualcuno che pilotava il canto, rilanciandolo quando le voci si affievolivano: roba che in un punto si cantava, cadenzando, "sono stato..."e da un altro, dieci metri più avanti risuonava l'eco di "perdon, pietà...". Per anni mi sono chiesta cosa fosse la dompietà, perché io cantavo "Gesù mio per dompietà...."
E poi i sontuosi drappi rossi ai balconi, i lumini alle finestre... e il colpo d'occhio, dominato dalle fiammelle dei grossi ceri che ardevano pazientemente per tutta la sera, l'enorme statua di Gesù morto e quella della Madonna Addolorata, ammantata di nero, col cuore trafitto di spade...
e nell'aria, l'odore acre della cera bruciata.
Proprio mentre scrivo hanno sciolto le campane, finalmente qui giù a casa le sento, è Pasqua, la luce ha vinto sulle tenebre e io, augurando a tutti una serena e gioiosa Pasqua, spero che arrivi la luce a chi la sta cercando.

14 marzo 2008

Certe albe

Nell' immagine, l'opera di Rafa Al-Nasiri tratta dal blog di Layla Anwar
Certe albe ti cambiano la vita. Così, semplicemente. Eppure quando l'hai sentito te l'avevano già raccontato, te l'avevano già descritto. Ma non potevi immaginartelo che fosse proprio così, che avesse il potere di scuoterti così profondamente. Ma no, proprio non potevi. E' come raccontare l'odore del mare a chi non l'ha mai visto.

E d'un tratto le lacrime che ti salgono fino agli occhi, viaggiando sullo stesso sentiero dei brividi, ti mostrano quant'è naturale la vita e quante meraviglie hai rischiato di non vedere. Com'hai fatto a non accorgertene prima?

.I love the call to prayer. It pierces the leftovers of the night's obscurity, signaling a new dawn, a new day, another cycle to complete...
e anche gli avanzi metaforici, quelli della notte dell'anima, che tutt'un tratto scopri di avere dentro.

E lo scopri alle 5 del mattino, di un mattino che proprio non potevi immaginarti. Di quel mattino che hai aderito alla chiamata a sospendere la tua attività contingente e lo fai rispondendo quasi ad un istinto primordiale che non si arrende allo sciocco vizio del questo è per te e questo non può esserlo. Quel canto e quel richiamo erano anche e soprattutto per te, che certe cose non saresti mai arrivata a capirle, da sola. Erano per te, anche se ti suonavano incomprensibili.

Poi impari ad aspettarlo e a riconoscerlo, quel canto. Ad assaporarne l'eco che rimbalzando da un minareto all'altro, va a conficcartisi al centro del cuore e tu per un attimo, lungo e intenso, cerchi di intrappolartelo lì per poterlo rivivere sempre.

Quanto li vorresti, quel canto e quel richiamo, quando fuori della tua finestra il rumore del traffico sembra essere la cosa più sensata e le campane un lontano sussurro... quando la mattina apri gli occhi obbedendo ai riti striduli e pagani della sveglia....quando alla sera le parole che conosci non ti sembrano abbastanza utili per soddisfare la tua voglia di pregare...
Eppure la vita è così naturale, alif, dal, mim...