Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

23 marzo 2008

Pasqua, Perugia e la "dompietà"



Ieri sera, forse condotto fino a me dal vento che flagellava Perugia senza pietà, mentre lavavo i piatti, mi è sembrato di ascoltare qualcosa di remoto e primordiale, il suono di un canto che mai avrei pensato di poter sentire in quel luogo.
Ci sarebbe da scriverci almeno un centinaio di post, sul mio rapporto con Perugia. Mi chiedo come ho fatto a non scriverne mai, e chissà, forse questo è il primo passo. Passo giorni interi senza sentire le campane e quando le sento sono troppo distanti, o troppo fioche e comunque mai neppur vagamente prossime all'idea di campane che alberga nella mia memoria: in 5 anni ho visto un solo, fugace funerale e ho imparato che devo uscire fuori città per imbattermi in un cimitero.
Insomma, mai avrei immaginato di sentirlo lì quel canto, dicevo. D'istinto mi precipito sul balcone. Silenzio. Che brutti scherzi, gioca la malinconia, mi dico. E torno ai miei piatti.

Tempo un paio di secondi e sono di nuovo sul balcone: Sono stato, io l'ingrato....Gesù mio, perdon, pietà, gridava un altoparlante e l'ho sussurrato anch'io, d'istinto, meccanicamente, senza emettere voce, come si fa con una vecchia, dolce nenia.

Non mi sbagliavo: la mente inizia a correre all'indietro fino a quando ero bambina e c'ero anch'io col mio piccolo flambeau rosso ad affollare le strade del centro storico del mio paese. Ci volevano ore per completare il giro attraverso i vicoletti stretti e scoscesi di epoca medievale. Ricordo che vedevo passare gruppi di vecchine consunte dall'età che imbracciavano grossi ceri, inclinandoli lateralmente verso l'esterno, alla nostra altezza...grosse lacrime di cera fusa precipitavano fino a terra incrostando le strade e noi bambini dovevamo badare a non farci andare a fuoco i capelli...
La fiumana di gente era di proporzioni tali che ogni gruppetto di persone aveva qualcuno che pilotava il canto, rilanciandolo quando le voci si affievolivano: roba che in un punto si cantava, cadenzando, "sono stato..."e da un altro, dieci metri più avanti risuonava l'eco di "perdon, pietà...". Per anni mi sono chiesta cosa fosse la dompietà, perché io cantavo "Gesù mio per dompietà...."
E poi i sontuosi drappi rossi ai balconi, i lumini alle finestre... e il colpo d'occhio, dominato dalle fiammelle dei grossi ceri che ardevano pazientemente per tutta la sera, l'enorme statua di Gesù morto e quella della Madonna Addolorata, ammantata di nero, col cuore trafitto di spade...
e nell'aria, l'odore acre della cera bruciata.
Proprio mentre scrivo hanno sciolto le campane, finalmente qui giù a casa le sento, è Pasqua, la luce ha vinto sulle tenebre e io, augurando a tutti una serena e gioiosa Pasqua, spero che arrivi la luce a chi la sta cercando.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Auguri, gentile amica.

Silvia ha detto...

Grazie, Aisha, del gentilissimo pensiero.

Anonimo ha detto...

ciao, è da un pò di tempo che non passo a trovarti e me ne dispiace...il tuo blog è sempre molto interessante....a presto...
najim- tè alla menta

Silvia ha detto...

Grazie, Najim, torna quando vuoi!
Ma' assalama