Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

07 gennaio 2009

Gaza



La notte di capodanno, dal mio balcone, guardavo i fuochi d’artificio che abbagliavano fragorosamente la vallata antistante e ho pensato, senza poterlo immaginare pienamente, a cosa dev’essere un bombardamento. Nei giorni seguenti ho tenuto d’occhio gli articoli in inglese di qualche giornale arabo, soffermandomi su quelli egiziani.
Palestine’s Guernica. Raining death. Il settimanale in lingua inglese del maggiore quotidiano egiziano, Al Ahram, non usa mezzi termini e ogni parola dei lunghi articoli suona come una sonora sberla, quasi a voler scuotere il lettore.
Gaza sigillata, sotto assedio, Gaza senza alcun tipo di generi di prima necessità, con gli ospedali e i cimiteri traboccanti di vite recise. Con le linee telefoniche date già qualche giorno fa come prossime al collasso. Sono parole amare, ma sento che mi fanno bene. Perché sono vere, perché descrivono quell’inferno senza edulcorarlo, senza farlo passare per una punizione meritata e perché stridono terribilmente col tepore festoso delle nostre case. Stridono da dentro, più eloquenti di mille immagini del corrispondente del tg1 munito di giubbotto antiproiettile con alle spalle, lontane km, le macerie fumanti di Gaza.
Leggo di questa anziana donna diabetica e cardiopatica che, nella vana attesa dei medicinali ha chiesto ad Al-Jazeera: "Siamo musulmani, perché gli arabi ci stanno lasciando morire? Perché l’Egitto non sta aprendo il valico di Rafah?”. Il mio arabo scarno mi fa sentire le parole di questa donna fin dentro le orecchie. Mi risuonano dentro a lungo. Potrebbe essere mia nonna, o una vecchia zia, o una di quelle vecchine egiziane adorabili e consunte dalla vita che adoro. Ma potrebbe essere anche mia madre, mia sorella, mia cugina o un essere umano qualsiasi. Potrei essere io, potrebbe essere la mia amica. Potresti essere tu. E mentre cerco di immaginarla, temo che gli stenti se la siano già portata via da giorni.
Capisco ampiamente tutti i limiti, i problemi, le riluttanze, i rischi dell'Egitto e di tutti gli altri, ma una tale emergenza umanitaria dovrebbe spingere chi è in grado di smuovere qualcosa a prendere provvedimenti fulminei mettendo da parte le condizioni, le trattative, le posizioni politiche, i se e i ma e ad agire esclusivamente per il bene della popolazione che già in condizioni normali - se di normalità si può parlare- è in ginocchio. Il rimanere a guardare, Oriente e Occidente indistintamente, ci rende tutti colpevoli.

Da segnalare:

Le donazioni per Gaza (Islamic Relief) e (UNRWA)
I lanci di Al Jazeera tradotti da Dhikra
Le riflessioni di Laila e un post di oggi
Duaa per Gaza, tra l'altro, un valido spunto interreligioso