Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

31 dicembre 2005


Scrivere sul blog mi ricorda l'unica cosa che rimpiango dei cosiddetti tempi del liceo: scrivere sui diari!! E allora ecco una cosa carina che è stata lasciata sul mio diario pochi giorni prima della fine del 1999:
Ricetta di Capodanno
Prendere dodici mesi completi. Pulirli accuratamente da ogni amarezza, odio e invidia. Tagliare ogni mese in 28, 30 o 31 pezzi. Prepararli un giorno alla volta con un pizzico di fede, un pizzico di pazienza, un pizzico di coraggio e uno di lavoro. Aggiungere a ciascuno un po' di speranza, fedeltà e gentilezza. Mescolare bene con una parte di preghiera, una di meditazione e una di applicazione. Condire con una presa di buon umore, ironia, azione e un'abbondante dose di umorismo. Mettere in un recipiente d'amore e cuocere al calore della felicità. Guarnire con un sorriso e servire preferibilmente in compagnia.
Al misero pugno di lettori e/o visitatori di questo blog i più cari auguri di buon anno!

Delirio di fine anno

Leggendo l'articolo "Votati alla sconfitta. Come i nazisti" apparso su La Domenica de Il Sole 24 Ore del 29/12/2005 mi sono imbattuta in una visione distorta e improbabile: l'autore, tra l'altro filosofo e poeta, paragona al-Quaida al nazismo, si beffa della cultura araba dicendo che l'ultima scoperta risale a quattrocento anni fa e denuncia un diffuso sentimento di inferiorità militare e tecnologica-rispetto all'Occidente-che aleggerebbe nell'area del Medio Oriente e del Maghreb e che alimenterebbe l'odio per l'Occidente da parte del fondamentalismo islamico.
L'illustre signore si è meritato la tiratina di orecchie nell'aricolo di Gentile, io, da questa piccola finestra silenziosa del mio blog rincaro la dose seppur sottovoce denunciando l'inadeguatezza del paragone soprattutto su questa fantomatica inferiorità nei confronti dell'Occidente: ancora una volta a rimetterci è il musulmano medio, quello che si guadagna onestamente e umilmente da vivere. Altro che "i popoli dell'area pagheranno un prezzo immenso per questo progetto suicida"...i popoli dell'area pagano per queste visioni intrise di pregiudizio. L'unica cosa che mi sembra giusto rimarcare è che la follia di al-Quaida è da condannare tanto quanto quella nazista.

27 dicembre 2005

Indovina chi viene a pranzo?

Bel Natale quello passato in casa Rodilosso: aderendo all'iniziativa "Aggiungi un posto a tavola" la famiglia ha accolto una giovane coppia marocchina che ricambierà l'invito a Capodanno. Davvero una bella iniziativa, peccato che abbia goduto di scarsa attenzione da parte dei media...
A sancire la pacifica convivenza multietnica è arrivato il regalo di Hamid che reca la scritta Besm Ellah al Rahman al Rahim, (Dio è grande e misericordioso) a ricordare che Dio è sempre uno, sia che si chiami Allah, sia che si chiami in qualsiasi altro modo.

20 dicembre 2005

Mahalabia

Un dolce tipico egiziano facile facile: Mahalabia

Ingredienti per 4 persone:

900ml di latte
2 cucchiaini di fecola di patate o farina di riso
100 g di zucchero
qualche goccia di un aroma a scelta (arancia, vaniglia, mandorla, cannella)
100 g di frutta fresca o secca (pistacchi, mandorle, uvetta)

Portare ad ebollizione a fuoco lento 600ml di latte. A parte sciogliere la farina di riso nel latte freddo. Aggiungere al latte caldo lo zucchero, l’aroma scelto, la farina sciolta nel latte e mescolare a fuoco lento. Quando il composto si addensa versarlo in quattro terrine e guarnire con la frutta fresca o secca a pezzetti.
Servire freddo.

19 dicembre 2005



"Per molti giorni, per molte miglia,

con molte spese, per molti paesi,

sono andato a vedere i monti,

sono andato a vedere il mare.

Ma a due passi da casa,

quando ho aperto gli occhi,

non ho visto

una goccia di rugiada

sopra una spiga di grano"

R.Tagore, Il Palpito Della Primavera

15 dicembre 2005


Questa è La Biblioteca. E qui non dovrei aggiungere altro perché la Biblioteca di Alessandria non ha certo bisogno di presentazioni. Sorge in riva al mare, nei pressi della facoltà di Economia ed è sempre brulicante di studenti che si muovono disinvolti tra gli innumerevoli scaffali di libri da tutto il mondo. All'interno, due grandi musei raccontano la storia della città, anticamente definita la sposa del Mediterraneo. Nel primo si ripercorre la metamorfosi della città attraverso mappe e disegni dai tempi di Napoleone fino ad oggi, l'impronta degli italiani è evidente in molte costruzioni. L'altro invece ricostruisce la storia di Alessandria attraverso gli effetti personali dei famosi personaggi che hanno scelto di vivere in questa città: vi sono custoditi per esempio gli occhiali e la pipa di Costantino Kavafis, regalati dal poeta alla Biblioteca per sancire lo stretto legame tra la propria attività e questa terra straordinaria.
Visitare questo tempio della saggezza (tra l'altro provvisto immancabilmente di sale conferenza, spazi adibiti all'allestimento di importanti mostre, bar e punti vendita) è indescrivibilmente emozionante: si ha l'idea di avere tutte le culture alla propria portata, tutta la storia, tutto lo scibile, insomma. E l'aspetto particolarissimo non cozza affatto con il contenuto antico: la sensazione di essere immersi nel centro del Sapere è garantita.
Sahra saida

12 dicembre 2005

Occhio x occhio = cecità

In questo clima è davvero poco indicato sottovalutare o prendere poco sul serio atti come lo stravisto saluto fascista di un ben noto giocatore che mi risparmio volentieri di citare o di Mahmoud Ahmadinejad e le non meno note farneticazioni sull'inesisenza dell'Olocausto.
Persone così in vista dovrebbero esimersi da certe affermazioni o gesti perchè potrebbero innescare processi di identificazione e/o fascinazione dalle conseguenze tristemente note.
Ognuno è libero di dire ciò che vuole, ma a rischio di essere banale ricordo che la libertà individuale finisce dove inizia quella degli altri. Ecco, credo che dovremmo trascorrere più tempo in quel dove perché è lì che risiede il rispetto.

09 dicembre 2005

Punti di vista sulla verginità

Sono caduta nello sconforto leggendo questa notizia:
Credo che le scelte riguardanti la propria verginità siano in ogni caso intime e strettamente personali. Risparmio a voi silenziosi lettori (forse inesistenti?) di questo blog il mio parere al riguardo: dico soltanto che secondo me l'importante è ponderare le proprie decisioni quanto basta per non essere poi logorati dal senso di colpa, come del resto in ogni scelta della vita.
Questo criterio mi sembra il presupposto per una vita serena non solo in ambito sessuale. L'anello invece mi sembra una ridicola ostentazione di una caratteristica di cui disponiamo finché riteniamo opportuno: ognuno è libero di abbellirsi con gli anelli che vuole ma quest'iniziativa non è compatibile con la mia idea di vivere in ogni caso con consapevolezza.
Trovo inoltre fortemente diseducativo far passare l'astinenza prematrimoniale per prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili con conseguente condanna del profilattico: penso che la protezione rientri nella fattispecie dei comportamenti responsabili prima di tutto verso noi stessi.
Questo non significa che io non rispetti chi pratichi l'astinenza come scelta di vita: nei miei contatti con il mondo musulmano ho visto come sia naturale per gli sposi giungere al sì "provvisti" della propria verginità e dedicare, almeno in Egitto, i giorni immediatamente successivi al matrimonio alla scoperta dell'altro mentre i suoceri provvedono a non lasciarli sprovvisti di vivande che necessitano solo di essere riscaldate! Di contorno, c'è la cura con cui le donne vicine alla sposa si preoccupano di sistemare la casa con tutto ciò che i futuri sposi hanno acquistato, tutto rigorosamente nuovo: biancheria personale e della casa, perfino i loro vestiti. E poi c'è il rito affascinante e curioso della depilazione integrale della sposa. Tutto questo è in preparazione al matrimonio considerato come un grande passo che coinvolge tutti gli aspetti della vita: dietro tutto questo si legge ancora una volta tanta consapevolezza nell'approccio con il nuovo.

07 dicembre 2005

La rosa bianca

Una perla del delicatissimo poeta Attilio Bertolucci per non perdere di vista la nostra letteratura attuale:

La rosa bianca

Coglierò per te
l'ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l'hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
E' un ritratto di te a trent'anni,
un po' smemorata come tu sarai allora.

05 dicembre 2005

Ricordo dunque sono

In uno scampolo libero di un pomeriggio qualunque tra quelli recenti passati tra pioggia e libri ho bevuto un thé mai provato prima: arancia, frutto della passione, mango. Profumava di mango vero, non di mediocre aroma aggiunto. Non mi era nuovo quell'odore. E poi è scattato il meccanismo tanto affascinante quanto misterioso della memoria: un odore, un sapore, una voce bastano a richiamare davanti agli occhi scene di vita vissuta momentaneamente archiviata o smarrita nel tempo passato. Era lo stesso sapore delle mie spremute di mango in uno degli innumerevoli locali inebriati dal fumo dolciastro del narghilé sul lungomare di Alessandria.
In un lampo sono riaffiorati i sacchi pieni di cotone da cui laboriosi operai attingevano per imbottire cuscini e coperte per poi decorarle con ago e filo, il traffico di macchine che sembravano uscite dal museo, i venditori di frutta intenti a lucidare la loro merce impilata sapientemente sui carretti lungo la strada...
La memoria è il nostro grande patrimonio, è lo scrigno che ognuno si porta dentro. I ricordi costruiscono la nostra storia intrecciando indelebilmente le nostre emozioni e così facendo plasmano la nostra identità. Credo che ognuno sia ciò che è in grado di ricordare. Non dimentichiamolo mai.

01 dicembre 2005

Quando l'apparenza inganna

Non è scontato parlare di Piramidi.
Io pensavo che si ergessero vicine, nel bel mezzo del deserto. Le ho visitate i primi giorni dello scorso gennaio, 24°C al Cairo. Un colpo d'occhio è stato sufficiente per capire il detto l'Egitto è la madre del mondo (Masr om el dounia): imponenti, quasi inspiegabili testimoni di una civiltà che ha precorso innumerevoli culture, le piramidi si stagliano su un panorama costituito in lontananza dal tentacolare agglomerato urbano del Cairo e dei suoi 18 milioni di abitanti che sembrano riversarsi contemporaneamente nelle strade a qualsiasi ora del giorno rendendo un incubo il traffico. L'impatto non è blasfemo, almeno per noi italiani abituati al Colosseo o per chi guarda il panorama sottostante il Partenone.
Entrare in una piramide non è esattamente facile: occorre rientrare nei 100 ingressi giornalieri consentiti e armarsi di sangue freddo, si entra in una tomba. Si scende accovacciati per una rampa di legno i cui gradini sono ricavati da sbarre di materiale duro, forse ferro, poste trasversalmente. La luce si affievolisce sempre più mentre l'aria che si respira, sempre più calda e irrespirabile sembra bruciare. Mi addentravo con difficoltà tra la fila di appassionati accovacciati come me, ma non in preda al mio panico, mentre nel senso opposto di marcia ero sfiorata dal flusso degli entusiasti visitatori in uscita. Consiglierei di apporre un bel cartello per sconsigliare l'ingresso ai claustrofobici compresi quelli "lievi" e quelli potenziali!
Io ero preoccupatissima poco prima di partire per l'Egitto. Avevo paura dell'impatto con le donne, con i loro vestiti ampi e lunghi, le teste velate, un altro modo, completamente diverso, di rapportarsi con gli uomini. Mi sento ridicola ad aver avuto queste paure: ho notato con quanta cura scelgono il loro heggab (il foular che copre la testa) da abbinare ai loro splendidi vestiti colorati e ricamati, le ho viste ballare ancheggiando a tempo di musica e abbracciarmi come una della famiglia. Le donne che ho conosciuto mi mancano tantissimo...ammiro la loro forza, la loro allegria anche se hanno una vita non sempre facile, il loro affetto sconfinato e sincero, la loro voglia di parlarmi al telefono con l'inglese che cercano di inventare pur di farsi sentire. La loro immagine non era come quella che mi ero costruita prima di vederle e neanche la loro biancheria intima a dire la verità! Una volta tanto è un bene ricredersi.

30 novembre 2005

Perché l'arabo?

Tutto inizia una sera di luglio 2004, quando dopo 5 ore di treno torno a Perugia per gli esami, primo anno di università. Apro la porta. C'era qualcuno in casa! Ladri? No...la nuova coinquilina, piccolissimo particolare che il padrone di casa ha dimenticato di fornirmi! Quindi non ero più sola in casa...
Parlando salta fuori che è libica. Si offre di preparare la cena, glielo concedo per stanchezza e curiosità, mi piacciono le cose nuove, soprattutto se inaspettate. Mi ritrovo nel piatto una cupola di riso in bianco, il condimento, un sugo di verdure, era a parte, in un altro piatto. Buono.
Nei giorni seguenti ho assaggiato il couscous e letto la traduzione delle sue poesie, non eravamo poi così diverse. E poi il patto: ti aiuto con il corso di italiano se tu mi insegni l'arabo.
L'arabo non si è rivelato poi così arabo come per me la matematica: in quanto lingua serve per parlare. Difficile, sì, ma pur sempre una lingua. A settembre ho conosciuto un suo amico egiziano che ora è il mio fidanzato e con il quale da poco divido la casa o, se preferite uso l'etichetta con cui certa gente ama appiccicarsi in bocca lo scandalo: con-vi-via-mo. A Natale sono andata in Egitto con lui, ad Alessandria, al matrimonio dell'ultima sua sorella nubile. Io che pensavo che l'Egitto fosse solo Sharm El Sheikh e gli egiziani quelli che hanno costruito le Piramidi, mi sono ritrovata in un ambiente che, così in poche parole non ho voglia di descrivere: lo stupore che mi dominava spero verrà a delinearsi nel corso dei successivi post. Perché tutto questo smarrimento? Perché è solo a contatto con una realtà così totalmente diversa che ho capito tante cose di me.

29 novembre 2005

Salve a tutti!
Amal è una parola araba che significa speranza: indica la mia speranza di condividere con chi sarà interessato quest'esperienza, per me nuova, del blog. Ho molto da imparare, per questo sono estremamente graditi i commenti: con il generoso aiuto dei più esperti spero di costruire un blog piacevole e interessante e chissà...magari anche utile!
Poiché i blog non sono più una novità-anzi, spuntano come funghi!-mi rendo conto che tentare di rendere un blog originale è un'impresa pressoché impossibile...
Proverò a fare del mio meglio per rendere questo fungo almeno commestibile.
La scelta della parola dunque non è casuale e non lo è neanche la scelta della lingua, ma questo è l'argomento del prossimo post.
Sahra saida(buona serata)!