Quando l'apparenza inganna
Non è scontato parlare di Piramidi.
Io pensavo che si ergessero vicine, nel bel mezzo del deserto. Le ho visitate i primi giorni dello scorso gennaio, 24°C al Cairo. Un colpo d'occhio è stato sufficiente per capire il detto l'Egitto è la madre del mondo (Masr om el dounia): imponenti, quasi inspiegabili testimoni di una civiltà che ha precorso innumerevoli culture, le piramidi si stagliano su un panorama costituito in lontananza dal tentacolare agglomerato urbano del Cairo e dei suoi 18 milioni di abitanti che sembrano riversarsi contemporaneamente nelle strade a qualsiasi ora del giorno rendendo un incubo il traffico. L'impatto non è blasfemo, almeno per noi italiani abituati al Colosseo o per chi guarda il panorama sottostante il Partenone.
Entrare in una piramide non è esattamente facile: occorre rientrare nei 100 ingressi giornalieri consentiti e armarsi di sangue freddo, si entra in una tomba. Si scende accovacciati per una rampa di legno i cui gradini sono ricavati da sbarre di materiale duro, forse ferro, poste trasversalmente. La luce si affievolisce sempre più mentre l'aria che si respira, sempre più calda e irrespirabile sembra bruciare. Mi addentravo con difficoltà tra la fila di appassionati accovacciati come me, ma non in preda al mio panico, mentre nel senso opposto di marcia ero sfiorata dal flusso degli entusiasti visitatori in uscita. Consiglierei di apporre un bel cartello per sconsigliare l'ingresso ai claustrofobici compresi quelli "lievi" e quelli potenziali!
Io pensavo che si ergessero vicine, nel bel mezzo del deserto. Le ho visitate i primi giorni dello scorso gennaio, 24°C al Cairo. Un colpo d'occhio è stato sufficiente per capire il detto l'Egitto è la madre del mondo (Masr om el dounia): imponenti, quasi inspiegabili testimoni di una civiltà che ha precorso innumerevoli culture, le piramidi si stagliano su un panorama costituito in lontananza dal tentacolare agglomerato urbano del Cairo e dei suoi 18 milioni di abitanti che sembrano riversarsi contemporaneamente nelle strade a qualsiasi ora del giorno rendendo un incubo il traffico. L'impatto non è blasfemo, almeno per noi italiani abituati al Colosseo o per chi guarda il panorama sottostante il Partenone.
Entrare in una piramide non è esattamente facile: occorre rientrare nei 100 ingressi giornalieri consentiti e armarsi di sangue freddo, si entra in una tomba. Si scende accovacciati per una rampa di legno i cui gradini sono ricavati da sbarre di materiale duro, forse ferro, poste trasversalmente. La luce si affievolisce sempre più mentre l'aria che si respira, sempre più calda e irrespirabile sembra bruciare. Mi addentravo con difficoltà tra la fila di appassionati accovacciati come me, ma non in preda al mio panico, mentre nel senso opposto di marcia ero sfiorata dal flusso degli entusiasti visitatori in uscita. Consiglierei di apporre un bel cartello per sconsigliare l'ingresso ai claustrofobici compresi quelli "lievi" e quelli potenziali!
Io ero preoccupatissima poco prima di partire per l'Egitto. Avevo paura dell'impatto con le donne, con i loro vestiti ampi e lunghi, le teste velate, un altro modo, completamente diverso, di rapportarsi con gli uomini. Mi sento ridicola ad aver avuto queste paure: ho notato con quanta cura scelgono il loro heggab (il foular che copre la testa) da abbinare ai loro splendidi vestiti colorati e ricamati, le ho viste ballare ancheggiando a tempo di musica e abbracciarmi come una della famiglia. Le donne che ho conosciuto mi mancano tantissimo...ammiro la loro forza, la loro allegria anche se hanno una vita non sempre facile, il loro affetto sconfinato e sincero, la loro voglia di parlarmi al telefono con l'inglese che cercano di inventare pur di farsi sentire. La loro immagine non era come quella che mi ero costruita prima di vederle e neanche la loro biancheria intima a dire la verità! Una volta tanto è un bene ricredersi.



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