Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

24 agosto 2006

Premeditated war

Salve!Il post di oggi è una piccola incursione…non ho molto tempo in questi giorni, gli esami sopraggiungono e anche la tesi deve essere ultimata a breve. Augurandomi di postare al più presto un dettagliato resoconto di viaggio corredato da foto, riporto in traduzione un articolo di Jonathan Cook, apparso la settimana tra il 3 e il 9 agosto su Al Ahram Weekly, settimanale in lingua inglese del quotidiano egiziano Al Ahram. A presto!

Guerra premeditata

Arrivò non appena la sirena dei raid aerei tornò silenziosa. Un rombo profondo ha scosso le porte e le finestre facendo tremare la terra. Non aveva niente a che fare con lo scoppio familiare di un razzo Katyusha.
Nel weekend Hizbullah ha lanciato per la prima volta verso Israele ciò che si chiama un missile Khaibar, creando un profondo cratere e incendiando i boschi fuori Nazareth. Secondo le cronache dei media israeliani la granata conteneva 100 Kg di esplosivo. Il missile può apparentemente raggiungere fino a 90 Km: dato che Nazareth è solo a un terzo di quella distanza dal confine è stato probabilmente lanciato dal cuore del Libano.
Ho vissuto per due settimane nella gittata dei razzi Hizbullah ma questa è stata la prima volta che ho avuto paura. Bisogna essere davvero sfortunati per essere uccisi da un Katyusha se si è nella propria abitazione. I suoi effetti sono letali quando sorprendono le vittime all’aperto, dove non c’è protezione dalle schegge dell’esplosione. Questo spiega in parte il basso numero di civili israeliani uccisi dai 2500 razzi, soprattutto Katyusha, atterrati così lontano.(Inoltre, sebbene per lo più non comunicato, Hizbullah sembra aver diretto buona parte dei propri razzi verso insediamenti militari nascosti tra le colline della Galilea, comprese due vicino Nazareth.)
Ma il Khaibar è diverso. Lo scoppio da 100 Kg di esplosivo può abbattere la protezione rappresentata dai muri, esponendo chiunque si trovi all’interno alla sua forza distruttiva. Per la prima volta ho avuto una piccola idea di come deve essere la vita in Libano sotto i bombardamenti israeliani, di quale terrore devono aver provato i 50 o più civili che alloggiavano in uno scantinato a Qana domenica mattina sentendo i primi scoppi dei missili che stavano per ucciderli.
Il lancio di Hizbullah di armi più terribili, comunque, non rafforza la mia conclusione, come fa la maggior parte degli ebrei israeliani, che il Libano potrebbe colpire più duramente. Questo mi rende certo – secondo i sondaggi insieme alla maggior parte dei cittadini arabi d’Israele – che se qualcuno dovesse esser tenuto a rendere conto di questa guerra crudele e senza senso, e se dovesse essere accusata solo una parte per aver abusato delle regole di una guerra come questa, allora deve essere incolpato Israele e non Hizbullah.
Quel razzo Khaibar, e i molti altri presumibilmente nell’arsenale di Hizbullah, potevano essere stati lanciati in qualunque momento in più di due settimane di combattimento, mentre il Libano bruciava sotto l’assalto dei caccia israeliani e il tributo di morte dei civili libanesi passava dalle dozzine alle centinaia. Ma non lo è stato. Per più di quindici giorni Hizbullah si è trattenuto dall’uso delle più terrificanti armi in suo possesso (ammesso che non ne abbia di peggiori), proprio come tempo addietro si contenne per giorni prima di far fuoco sul centro economico di Haifa nel nord di Israele.
Il raid di Hezbullah il 12 luglio oltre il confine, la cattura di due soldati israeliani e l’uccisione di altri tre è stata una provocazione estrema, sebbene troppo spesso gli osservatori tralascino le stesse numerose provocazioni israeliane iniziate dal ritiro dal sud del Libano nel maggio del 2000, dalle ripetute violazioni dello spazio aereo libanese all’uccisione di civili libanesi dai punti di osservazione al confine.
Ma da quella operazione oltre il confine, Israele si è preso gioco delle regole della guerra con molta più spregiudicatezza di Hizbullah, come mostra la documentazione della guerra.
Non dimentichiamo che mentre Israele bombardava le strade, i ponti, l’aeroporto e le centrali termoelettriche del Libano, Hizbullah richiedeva il baratto di un prigioniero con due soldati, per assicurarsi il rilascio di un pugno di detenuti libanesi e di alcuni dei migliaia di Palestinesi nelle prigioni israeliane, molti dei quali detenuti senza processo. Rivoleva da Israele anche un corridoio di terra, quello di Shebaa, considerato libanese come pure le mappe dei campi minati del sud del Libano al tempo dell’occupazione israeliana.
Non dimentichiamo che mentre i colpi “chirurgici” di Israele abbattevano edifici residenziali con apparente noncuranza del fatto che fossero abitati da civili o combattenti, o sparavano sui convogli di libanesi in fuga invitati da una pioggia di volantini a lasciare i loro villaggi, Hizbullah faceva fuoco solo nelle zone israeliane al confine, come a Nahariya e Kiryat Shemona, dove i residenti, avvisati di ciò che stava per succedere erano scappati per salvarsi o ben protetti nei bunker sotterranei.
Non dimentichiamo che Hizbullah si è fermato per cinque giorni, prima di sganciare i razzi su Haifa mentre Israele riduceva in macerie il Libano con i bombardamenti aerei, tenendo fede alla promessa di “riportare il tempo indietro di vent’anni”. Il leader di Hizbullah, Hassan Nasrallah ha ripetutamente avvertito che sarebbe stata attaccata la terza città israeliana per grandezza se l’offensiva israeliana non fosse cessata.
E infine non dimentichiamo che Hizbullah ha aspettato più di due settimane, un arco di tempo in cui Israele ha costretto allo stato di rifugiati centinaia di migliaia di libanesi nel Sud del Paese, compresa la vasta comunità sciita cui appartengono i combattenti Hizbullah, prima di sganciare quel primo missile Khaibar su Israele. Il missile è stato lanciato dopo un discorso di Nasrallah nel quale avvertiva che Israele li aveva costretti ad una nuova, più aspra fase del conflitto.
Alcun comportamento di questi si addice al profilo che ci hanno venduto di Nasrallah come di un fanatico religioso ostinato alla jihad contro Israele e l’Occidente. Piuttosto, tutto ciò suggerisce che Nasrallah è un politico, anche se islamico, e un leader di un movimento pronto a negoziare e a scendere a compromessi sui suoi progetti- o ad agire “responsabilmente e duttilmente”per dirla come Nasrallah in un altro recente discorso.
Seguendo le cronache sui media americani riguardanti un piano preparato da Israele almeno un anno fa per colpire il Libano, Israele, non Hizbullah sembra la parte che percorre il sentiero della guerra premeditata.
Ugualmente, affermazioni che la leadership di Hizbullah abbia creato il proprio arsenale di armi con l’intenzione di distruggere la potenza nucleare israeliana suonano meno che plausibili. Molto più probabilmente, Hizbullah ha creduto che le proprie scorte di razzi facessero da deterrente, anche se inadeguato, contro i ripetuti attacchi israeliani. Hizbullah sembra aver provato a creare una “bilancia del terrore”, presumibilmente nella speranza- vana seppur presente- di dissuadere Israele dall’occupare nuovamente il Libano.
Questo weekend Nasrallah ha di nuovo avvertito Israele che se avesse continuato ad attaccare il Libano avrebbe colpito “oltre Haifa” con razzi ben più potenti- una promessa che si sentirà costretto a mantenere dato il nuovo massacro a Qana.
Nasrallah potrebbe aver sparato alla cieca con i suoi missili Khaibar dal primo giorno. Prima dell’invasione di terra israeliana di alcuni giorni fa, quando i lanciatori di razzi Hizbullah sono stati spinti a nord, è possibile che quei missili potevano raggiungere Tel Aviv. Ma, qualsiasi cosa ci abbiano detto, distruggere Israele non sembra essere lo scopo di Nasrallah. Forse quando dice che vuole negoziare, lo intende davvero. Forse il problema non è Hizbullah fanatico, ma l’arroganza unilaterale di Israele.

17 luglio 2006

Put the news first

Non si parla d'altro in questi giorni: il Medio Oriente è sulla bocca di tutti, ma come sempre non mancano visioni aberranti alimentate da punti di vista che, lungi dall'essere obiettivi, veicolano informazioni parziali e pericolosamente etnocentriche. Propongo un articolo che ho apprezzato per il richiamo all'informazione autentica, lontana dal sensazionalismo, caratteristica predominante dell'informazione di oggi che predilige sempre più la spettacolarità tra i criteri di notiziabilità. Ecco il testo.
Inserisco per ora soltanto un link esplicativo sul clash of civilizations, ripromettendomi di tornarci su con più calma visto che la partnza per l'Egitto (finalmente!) incombe.
Vi lascio sperando di trovare il tempo domani per un saluto velocisssssssimo a tutti quelli-pochi ma buoni-che si fermano a leggere Amal.
Torno alle mie valigie, sahra saida!

03 luglio 2006

Il passato in mano al futuro

Apro la porta – entra aria che visita i dipinti appesi,
accarezza i muri. D'improvviso, sbadiglia,
va a spalle basse il nostro amore non era lì.
I suoi fantasmi hanno portato via tutto ciò che ho dipinto
sul letto e sui cuscini,
sulla maniglia della porta sulla sua serratura e sono scomparsi.
Sto immaginando? ma tutto ciò è confermato da una nube -
una nube ora di passaggio – scomparsa. Non c’è aria
né chi dica a quei dipinti
come narrare le nostre leggende,
come scrivere la storia di queste nubi.
Oggi lascio parlare questa poesia di Adonis tratta da Cento Poesie D'Amore, per ora devo accontentarmi di postare una traduzione, peraltro non mia, visto che il poeta è siriano ma prometto di pubblicare presto il testo in arabo e di azzardare una traduzione mia.
Credo che questa poesia condensi il mio stato d'animo di qualche tempo fa, quando ho trovato le lettere che si scambiavano i miei nonni, le più toccanti quelle di lui in guerra e lei a casa. Sbiadite e ingiallite, numerate perché non arrivavano in ordine, c'è anche la favola scritta per la figlia che non ha visto nascere: una testimonianza muta e discreta che dice solo quello che è fermato sul foglio, senza potersi abbandonare alla rievocazione di quel passato di cui io, ora, sono il futuro. Un saluto a tutti e un grazie speciale al prof Pellegrini per la fiducia che è riuscito a infondermi.
A presto!

26 giugno 2006

Post della serie"NON TI CURAR DI LORO MA GUARDA E PASSA". ANZI, NON GUARDARE.

Salve!
non mi piace affollare i commenti, perciò invito il "carissimo" alfaomega a portare le sue subdole strategie di marketing personale altrove dal momento che qui, non sono gradite. Ho dato un'occhiata doverosa al suo blog, perché io non sputo sentenze a priori: non è completamente da buttare e se abbattesse quell'insulsa maschera di odio potremmo avere anche qualcosa in comune, come l' "odio" per i comunisti e il sì al referendum. Detto questo metto non una pietra, ma un macigno sopra all'affaire alfaomega perché gli attaccabrighe non sono appropriati né ben accetti nel blog della speranza: questo è il luogo dello scambio civile e costruttivo di opinioni sensate, supportate da valide argomentazioni e non da macchie nere di odio immotivato, sputate senza criterio a inquinare lo stile e lo spirito di questo blog. Così, come ha fatto Manuela (che saluto affettuosamente), yalla, mafish mushkela e Amal va avanti, senza problemi.
A presto

28 aprile 2006

Umma e panarabismo

Prendo spunto dai commenti di Alessandro ai precedenti post per citare uno degli aspetti che connotano più significativamente la cultura islamica: il concetto coranico di umma, che indica la comunità islamica, una vera e propria "sopranazione" che comprende tutti i musulmani al di là di qualunque distinzione. Si tratta di un concetto che ha impegnato non poco politologi e sociologi arabi nello sforzo di legittimare a livello teorico l'istituzione dello stato in quanto entità che si frappone all'indivisibilità della comunità dei fedeli islamici. Quest'idea è stata alla base anche dell'orientamento politico del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser che negli anni 50 si fece portavoce del panarabismo, un progetto sostanzialmente politico che mirava all'unificazione della regione araba. Falliti i piani nasseriani, oggi è ancora lecito parlare di panarabismo: un panarabismo però proveniente dal basso che fa leva sul piano culturale della regione araba, definito satellitare perché veicolato dai contenuti delle tv arabe attraverso la trasmissione degli eventi regionali, "raccontati" con la comune lingua araba classica. Un effetto imprevisto, questo, collaterale, inaspettato che coinvolge come già ricordato i popoli arabi dal basso attraverso la tv, mezzo popolare per eccellenza. Da questa nuova consapevolezza identitaria e comunitaria portata alla luce dalle tv arabe scaturirà una chiusura interaraba rispetto al resto del mondo o, al contrario, un fertile terreno di apertura e dialogo? La questione è aperta.
Nota:
le informazioni contenute in questo post sono tratte dal libro "Al Jazeera, Media E Società Arabe Nel Nuovo Millennio, Donatella Della Ratta, B.Mondadori, 2005" che sto leggendo per la tesi

23 aprile 2006

Che vita indaffarata!

Torno a farmi sentire dopo un silenzio abbastanza lungo in cui, tra le tante cose, sono diventata ufficialmente una tesista(!), ho arrestato la lievitazione naturale(!), ho ricevuto come regalo di compleanno la prospettiva di un soggiorno egiziano dal 19 luglio al 4 agosto inclusivo di una settimana a Sharm(!)...tempesterò il blog di foto, di racconti di emozioni, di fatti e di tutto quello che mi sembrerà degno di nota!
A te, caro lettore ceccanese...benvenuto, com'è piccolo il mondo anche quello in rete, eh?! Grazie e auguri anche a te...già...anch'io ho passato 5 anni della mia vita in quella scuola, ero alla B. Credo che la derivazione religiosa degli stati arabi vada letta in chiave emica, cioè adottando una prospettiva interna alla cultura: in questo modo possiamo considerare la derivazione coranica non al pari di quella biblica, ma di quella romana, per porre l'accento sulla componente culturale intrinseca più che su quella religiosa.
Cambiando totalmente discorso, spero che qualcuno abbia visto il film Elizabethtown perché mi ha colpito molto e vorrei confrontare le mie impressioni con le vostre..ho sempre creduto che alla fine di un film o di un libro siamo diversi, arricchiti di nuove emozioni, come se qualcosa del film tocca un punto profondo di noi stessi che fino a poco prima non sapevamo di avere. Confrontandomi con voi scoprirò se sono le stesse, vi aspetto!
Te sbah ala kheer, buona notte.

23 marzo 2006

Pensieri in viaggio

Salve,

eccomi di ritorno dall'Olanda dove ho trascorso un po' di tempo. Forse non sarò la prima a dirlo, ma viaggiare è prima di tutto viaggiare dentro sé stessi, accordare la propria interiorità al suono di un'altra lingua, alle facce di un'altra gente. Viaggiare è far aleggiare i propri pensieri di là da un finestrino su mari, monti, deserti o chissà cos'altro...
Su quei monotoni prati olandesi intrisi di acqua che poi gela di notte ho cercato di immaginarmi la scena: Simona, 24 anni, la laurea ancora fresca come la ferita per la scomparsa della madre ha detto basta e è volata dalla finestra. All' aeroporto riuscivo a pensare solo a quel volo disperato dal quarto piano, di notte a Milano e quel bambino in fila vicino a me per l'imbarco diceva "papà facciamo che questa era una nave e quelli (gli aerei al di là delle vetrate) erano i pesci". Allora forse non era altro che voglia di scappare l' erasmus in Polonia e poi in Giappone... eppure sembrava felice in mezzo agli amici...
Come può la vita diventare un peso soffocante, tanto doloroso da volersene liberare? Come ci si allena a staccarsi dalla vita? Non si trova un appiglio nemmeno nelle cose a noi care, neanche le più banali? O forse anche queste diventano disgustose e soffocanti? E poi è un atto di coraggio o di viltà, fa troppa paura la vita che dovrà venire o anche questa dà la nausea?
"Papà attento che ti mangiano!" Ecco, forse abbiamo perso la capacità di trovare un'alternativa costruttiva alla noia.

09 marzo 2006

Semplicemente, donne






Salve a tutti!
con mostruoso ritardo rivolgo i miei auguri a tutte le donne...
Da rimarcare, ancora allibita, gli auguri di due rappresentanti dell'altro sesso, ieri: quelli improbabili del tizio per strada che elargiva auguri e sorrisi a qualunque essere avesse il seppur vago aspetto di una donna (maldestro tentativo di approccio a tutti i costi?) e quelli delicati, gentili del ragazzo sull'ascensore: silenzio e poi prima di scendere... ah dimenticavo...auguri! Apperò 'sti uomini d'oggi...!
Non che sia una scusa per andare in giro sguinzagliate, la festa della donna, però festeggiarla tra amiche è una scusa come un'altra per passare una serata in compagnia. Quella a destra è la foto della dignitosissima cena di ieri... è un po' scura ma è un simpatico ricordo!
La mimosa a sinistra invece è idealmente dedicata a tutte le donne, in particolare a quelle che lottano per un ideale- più o meno eroico -o che si trovano in un momento difficile da affrontare: le donne oppresse, indigenti, vittime di abusi, esuli rincorse dalla guerra e tutte quelle donne che morirono incatenate alle loro macchine tessili in America nel 1908 scioperando per migliorare la loro condizione di lavoratrici.
Tralascio la questione quote rosa perché ritengo che la parità effettiva tra i sessi sia ancora una lontana conquista e penso alle donne che in qualche modo mi sono più vicine: le mie carissime amiche di cui sopra abbiamo la rappresentanza perugina, tutte le donne egiziane che ho conosciuto e anche quelle che conoscerò, la mia adorata mamma, donna instancabile che riabbraccerò domani sera e la mia amatissima nonna, che non posso più abbracciare da 2 anni. Poiché oggi sarebbe stata anche la ricorrenza del suo onomastico mi piace dedicarle la ninna nanna che mi cantava sempre, spero che le arrivi:
La gaia luccioletta presa dal calabrone
fu messa per lanterna sopra la bicicletta
ma il rospo pizzardone che stava di vedetta
fece alla bicicletta una contravvenzione:
in forza delle cognite disposizioni interne
è vietato di prendere lucciole per lanterne
E poi come non menzionare la vera e propria perla di saggezza scaturita dalla mente geniale di una delle ragazze della foto?
La donna single è paragonabile ad un bicchiere più o meno pieno d'acqua. La condizione di fidanzata è invece rappresentata dall'introduzione di un sasso in questo bicchiere. L'abilità della donna sta nel gestire la quantità d'acqua, affinché non trabocchi. Parole sante.
Sahra saida

02 marzo 2006

Paroline doverose

Salve a tutti,
spendo qualche parola sulla vicenda delle vignette blasfeme. A chi dice che i musulmani non capiscono l'umorismo che starebbe dietro a tutto questo rispondo che è vero, ma non perché non amino ridere o non sappiano scherzare: semplicemente perché non è dato ironizzare sul Profeta. Per capire questo bisogna impiegare tutta la nostra apertura alla diversità e alla comprensione culturale: d'accordo, Mohamed è il punto di riferimento dal quale loro iniziano a contare gli anni proprio come facciamo noi con Gesù, d'accordo anche sul fatto che intrinsecamente, assunto più o meno discutibile considerando i tempi odierni, la cultura italiana è strettamente legata al Cristianesimo proprio come quella araba è legata all'Islam; dovremmo ora cercare di capire però, che il Corano è molto più pervasivo della Bibbia. Con ciò intendo dire che il Corano include anche norme basilari di convivenza civile e ciò ne fa uno strumento di rilievo e largo impiego nella vita di ogni giorno: il musulmano praticante, la quasi totalità di quelli presenti sul globo prega 5 volte al giorno con il Corano in mano. Non dovrebbe stupire, alla luce di questo, vedere uno dei componenti del team egiziano alla finale della Coppa D'Africa stringere il Corano tra le mani durante i rigori...
Per un musulmano pregare è un'azione fondamentale e improrogabile: la preghiera ha precisi orari e qualsiasi attività va in pausa al Taukit el Salah (il momento della preghiera), perfino gli autogrill sono muniti di una sala apposita. Come la fame, insomma. Ho avuto la fortuna di assistervi nel mio viaggio in Egitto: il fratello del mio fidanzato è venuto a prenderci all'aeroporto del Cairo e durante il viaggio verso Alessandria è sopraggiunto il momento della preghiera. Lui ha prima chiesto il permesso e poi ha iniziato un canto struggente, senza leggere, nel buio della sera, in macchina. Un impatto bellissimo con l'Egitto, un sottofondo indimenticabile al panorama affascinante della sera che cala sul deserto adiacente l'autostrada e sicuramente il più appriopriato per attraversare El Alamein.
Tutto questo implica un' imponente presenza di Dio nella vita quotidiana: i musulmani non dimenticano mai di ringraziarlo sia nel bene che nel male e perfino il più banale ci vediamo domani è spontaneamente seguito da in sha Allah, se Dio vuole.
Faccio notare per inciso che la battuta della Cabello a San Remo sul papa è sembrata ai più decisamente fuori luogo. Proprietà transitiva!
Siamo in un paese democratico, d'accordo, ma il problema sta nel fatto che tanti pensano di poter usare la democrazia per imporsi sulle idee e sulle usanze altrui: ci vuole sempre buon gusto e sensibilità. Questa è vera democrazia.
Questo evento dovrebbe far comprendere che la satira come è qui comunemente intesa non è l'unico modo di fare umorismo e nemmeno quello universalmente valido. Io personalmente non ci trovo niente di comico nella satira che offende, nemmeno in quella politica a dir la verità...però ho riso fino alle lacrime vedendo quella di Salemme, totalmente slegata da implicazioni politiche. Questa sì che è satira!

01 marzo 2006

Restyling

Sabah el kheer (buon giorno)!
Amal torna operativo dopo una lunga assenza dovuta a prevedibilissimi motivi di studio...con alle spalle la sessione invernale si è decisamente più tranquilli!
Cedendo alla tentazione-banalissima-di iniziare l'anno con i soliti pinocchiosi buoni propositi ne rendo noti alcuni, decisa però, a portarli avanti fino in fondo:
  • iniziare quella che prima era la tesi, ma ora è stata declassata a mero "elaborato finale" servendomi di questo blog come supporto integrativo in cui confluiranno why not? anche tutti i commenti di chi vorrà buttare un occhio sui miei lavori in corso

  • mettere fine alla troppo prolungata astensione dall'adorato jogging sperando di arrestare il processo inesorabile di lievitazione corporea con la consapevolezza che questo è Amal, non il blog di Bridget Jones!

  • ultimo, non meno importante, far assumere a questo blog una piega più concretamente culturale attraverso l'analisi di testi letterari in prosa e poesia o qualsiasi altro formato che rappresenti una concreta testimonianza della profonda ricchezza della cultura arabo-islamica (soprattutto egiziana), con l'intento-democraticissimo- di fornire così, soltanto una delle molteplici chiavi di lettura di essa. Questo è un progetto che Amal ha particolarmente a cuore...

Inoltre i commenti verranno per così dire liberalizzati per evitare spiacevoli incidenti come quello che per cause ancora ignote (a parte la mia-per usare un eufemismo-ancor poca dimestichezza con il qui presente ambaradan) mi ha impedito di pubblicare il gradito commento del prof Pellegrini che verrà spalmato comunque qui di seguito. Sarà anche un buon modo per imparare a tirar fuori le...unghie: a commenti al veleno Amal è pronta a replicare con paroline a base di yoghurt scaduto:)

Ecco il commento:

bella ricetta, dolce e gradevole.Un pò di speranza aiuta sempre.Sicuramente, per tutti.

La ringrazio prof, sperando che Amal sia sempre meno referenziale.

ma' assalama, a presto