23 dicembre 2006
15 dicembre 2006
Verso un Natale vero?
Riporto l'ultima frase dell'articolo:

Io sono d'accordo a prolungare il dibattito, almeno fin quando i modernissimi ed emancipatissimi occidentali non smetteranno di tirare in ballo diritti, integrazione&Co quando si parla di velo. Lasciatele in pace, le donne musulmane.
E, a proposito di donne musulmane e di vacue questioni poste da chi vuole vedere i problemi dove non ci sono, segnalo questo articolo, datato, ma significativo, tratto sempre da Peace Reporter.
Dategli uno sguardo ché quella 18enne ha le idee molto chiare e se incontrate Vespa, riferiteglielo...
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14 dicembre 2006
Oltre le apparenze: il senso dell'Aida oggi
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04 dicembre 2006
The Big Talk
Un momento, riformulo il pensiero: a quanto pare, c'è qualcuno che pensa che il sesso non sia liberamente vissuto nel mondo islamico. Per l'ennesima volta, siamo davanti a un caso di etnocentrismo: per qualcuno è sbalorditivo che un medico vada su un canale satellitare egiziano a parlar di sesso, da un punto di vista scientifico, s'intende, al mondo arabo. Se poi quel medico è una musulmana con l'hijab ecco che qualcuno ne fa un articolo.
La franchezza della Kotb è decisamente inusuale in una regione dove l'educazione sessuale è minima, i contatti uomo-donna sono scoraggiati e di questi argomenti si parla in segreto, il che favorisce la circolazione di 'miti' piuttosto che di informazioni corrette.
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29 novembre 2006
28 novembre 2006
Delizie di mezza estate: lo spettacolo dei ballerini "Al Tanura"





Di seguito riporto l'articolo che "EL MUNDO" ha dedicato loro lo scorso anno, in occasione di un'esibizione al teatro Albéniz di Madrid:
DE LA TIERRA AL CIELO
di ALVARO FEITO
MADRID.- Con su exhuberancia colorista y rítmica, los Derviches danzantes de El Cairo se muestran muy alejados de la sobriedad y el misticismo estrictos de sus coetáneos de Konya y Turquía, los principales valedores de la expresión artística (música, danza, escenografía, vestuario) surgida de la corriente filosófica islamista del sufismo.
Es una doctrina que alienta el contacto con la divinidad suprema a través de la experiencia personal y colectiva del trance. Cargada de simbolismos y de referencias a la tradición que surgió en el siglo XIV, la danza circular y ensimismada de los derviches egipcios contiene elementos de sensualidad y de brillantez formal, muy cercanos en ocasiones al malabarismo circense.
Un bailarín central, vestido con tres tanuras o faldas de chirriantes y geométricos colores, simboliza al sol en su devenir eterno como fuente y médula de toda energía. Otros danzantes giran alrededor de él, como si de un sistema planetario se tratase. Mientras tanto, los tars (tambores) marcan un ritmo insistente y a veces frenético, una pulsión cósmica que invita también al éxtasis.
El canto implorante de un sheik, con sus invocaciones constantes a Alá, formulan el contrapunto de la voz humana en medio de tanta elevación mística. El derviche mantiene siempre el contacto con la tierra, por más que sus brazos se eleven al cielo en busca de la comunicación espiritual definitiva.
Deslumbrantes, virtuosos y disciplinados, los 30 músicos y bailarines en escena (y en el patio de butacas) consiguieron también, en sus tres conciertos madrileños, otro tipo de comunicación: el público asistente se entregó sin reservas a un clímax final desbordante de complicidad, simpatía mutua y aceptación de lo ajeno.
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21 novembre 2006
Riprendo fiato...
Ho una guancia gonfia e l'apertura della bocca di pochi centimetri, sembro avere una mela intera in bocca ma è solo un molare che ha deciso di far capolino proprio ora, a conclusione di questo periodo di intensa attività. Si dà il caso poi, che io abbia una laurea da otto giorni. E non riesco a realizzare, ancora.
Senza girarci intorno- ché è bello essere onesti con gli altri e con sé stessi -non sono contenta della mia performance. Non è che tornerei indietro, non è giusto né salutare, diciamo solo che ho imparato cosa non dovrò fare la prossima volta, visto che, se Dio vuole, qui tra un annetto si è di nuovo con le mani in pasta per un'altra tesi. Si replica siori. Per ora mi basta convincermi che saprò affrontare la mia ansia in modo diverso da questa volta, considerato che più che ansia è una forma di paura-delle-situazioni-nuove e che, sempre se Dio vuole, la prossima volta la location sarà tutt'altro che ignota. Io speriamo che me la cavo, insomma.
Pensandoci bene, è che ho perso quell'entusiasmo che avevo quando ho iniziato a scrivere la tesi. Forse un rapporto troppo saltuario con il prof(solo e-mail degne della Sfinge o della sibilla cumana o dell'Oracolo di Delfi e qualche striminzito colloquio qua e là)? Non lo so.
Il vestito, poi, non ne parliamo. La moda del momento in forza del principio "il tailleur nero è un capo d'obbligo nell'armadio" ha cercato di annullare la mia personalità in tutti i negozi in cui io mi sia recata nella ricerca di giacca e gonna lunga che non fossero solo nere. Ma come, il tailleur nero, elegantissimo, ma impersonale, a me che ho scelto il giallo(solo perché l'arancione non era disponibile) per la copertina della mia tesi , rifiutando i soliti nero, blu e bordeaux? Proprio no.

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17 novembre 2006
Quelli che dimenticano che non si finisce mai di imparare...
Altrettanto duro il giudizio di un altro esponente del Carroccio, Roberto Cota: "In una scuola pubblica, a spese dello Stato, non si puo' insegnare il Corano. Se qualcuno vuole impararlo lo puo' fare privatamente, ma nella nostra scuola si deve insegnare la religione e la cultura che e' a fondamento di una comunita'. Per questo e' giusto che s'insegni la religione cattolica".
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16 novembre 2006
Ibn Battouta
Henri Cordier
Nel suo racconto, egli ci parla della parte più estesa del mondo abitato a quel tempo riferendosi all’Arabia, Siria, Egitto, Maghreb, Sudan, Afghanistan, India, Cina, Indonesia ecc ... Il racconto di Ibn Battouta non è stato redatto da lui personalmente, ma da uno scriba del sultano merinide Abu Inan che favoriva le opere dello spirito e che in pratica era un mecenate come molti sovrani arabi. Nel 1354, lo scriba di Abu Inan iniziò ufficialmente la stesura del racconto completo di Ibn Battouta e lo terminò un anno dopo. Ibn Juzay, il giovane scriba di origine Andalusa diede al racconto un titolo molto lungo, la cui traduzione risultò pesante e poco estetica. Questo titolo è stato spesso sostituito più efficacemente dall’unica parola: " Rihla ", viaggio, che divenne anche il nome di un genere letterario molto apprezzato in Nord Africa tra il XII e XIV secolo, le cronache di viaggio appunto. Solo nel XIX secolo l’Europa si interessò al nostro etno-geografo quando due studiosi tedeschi pubblicarono separatamente due traduzioni di alcune parti della " Rihla ". La traduzione completa fu eseguita da Defrèmy e Sanguinetti, due studiosi arabisti francesi. Il lavoro durò dal 1853 al 1858 e apparse con il titolo di: " Viaggio di Ibn Battuta ".
Vediamo brevemente il contenuto della " Rihla ". Ibn Battuta scrive: " Uscii da Tangeri, mia città natale il giovedì 2 del mese di Rajab 725 ( 14 giugno 1325 ) con l’intenzione di fare un pellegrinaggio alla Mecca e di visitare la tomba del Profeta ". L’inizio del viaggio, racconta, fu molto faticoso. Arrivò ad Algeri, unendosi ad una carovana di mercanti. A Bejaia lo assalì una forte febbre, tra Bejaia e Costantina alcuni briganti cercarono invano di derubarlo. Dopo mille peripezie, non piacevoli, arrivò ad Alessandria nell’aprile del 1326, dieci mesi dopo aver lasciato Tangeri. Attraversò l’Egitto, la Siria, la Palestina e soltanto il 1 settembre 1326 potè lasciare Damasco per l’Arabia. Dopo il pellegrinaggio continuò il viaggio in Iraq e in Persia. In seguito fece altri due pellegrinaggi alla Mecca, ma fino a questo momento sembra che i suoi viaggi si svolgessero solo entro il perimetro arabo. Finalmente si decise ad uscire dal mondo arabo e sempre dopo mille difficoltà lo troviamo a Costantinopoli, in Russia, nel Turkestan, in Afghanistan. E qui finisce la prima parte del racconto, perchè solo dopo aver attraversato l’Indo, Ibn Battouta penetra in un mondo assolutamente nuovo e strano, ne resta affascinato e gli dedica molta parte del suo racconto. Sedotto della città di Delhi vi resta per sette anni ed entra persino al servizio del sovrano che gli affida una missione speciale in Cina. Le avventure si susseguono in Ceylon, nel sud est dell’India nel Bengala, in Malesia, in Estremo Oriente. Ritorna in patria, ma il demone del viaggio si impadronisce ancora di lui e lo vediamo in Spagna, nel Sahara, in Sudan, nel Mali. Nel 1353 ritorna a Fes. La " Rihla " era durata circa trent’anni ed egli aveva percorso 120.000 kilometri. Il racconto di Ibn Battouta è coinvolgente, notevole è la sua capacità di osservazione, egli ci apre un panorama completo dei personaggi, dei luoghi, dei governi e degli usi e costumi dei luoghi visitati ed è anche il resoconto avvincente di un’avventura personale. La " Rihla " costituisce inoltre un tesoro inestimabile per la conoscenza dei popoli afro - asiatici nell’epoca medievale ed ha dato un contributo importante per la nascita delle scienze sociali.
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08 novembre 2006
La lista del silenzio
E' una pratica che sembra consolidarsi parallelamente al progredire delle possibilità tecnologiche: ora che i dissidenti possono facilmente aprire un blog, per esempio, si ritrovano- altrettanto facilmente -in carcere.
Nella lista figura anche l'Egitto, triste new entry dove si vanno moltiplicando i casi di blogger arrestati: qualcuno ricorderà i 45 giorni di carcere di Alaa Seif El-Islam lo scorso giugno, la stessa sorte che era toccata a Nabil Abdul Karim qualche tempo prima. Casi che vanno a sommarsi a molti altri di censura governativa tradizionale come l'arresto, prima delle elezioni del settembre dello scorso anno, di Ayman Nur, l'accreditato leader dell'opposizione, incastrato con l'accusa di aver falsificato le firme necessarie alla nascita del partito Gahd di cui è fondatore.
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Silvia
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