Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

20 aprile 2007

Non solo ghetto

Il caso della chinatown milanese di questi giorni deve preoccupare: è la chiara dimostrazione di quanto l'Italia sia impreparata a convivere con gli stranieri, tanto da ghettizzarli per poi versare lacrime da coccodrillo. Sarebbe pure l'ennesima dimostrazione della superficialità e della miopia che caratterizza le scelte di chi ci rappresenta, ma sorvoliamo...
Far finta di nulla, cercare di non vedere una comunità, ghettizzandola, non è una buona soluzione. E' un mero far posto a qualcuno. Non è niente di diverso da un atteggiamento di rifiuto. Né di meglio, purtroppo, anche se così sembra.
Mi farei volentieri una chiacchierata con qualcuno di quei commercianti che non ha aperto bocca quando si è trattato di cavalcare l'onda, gonfiando i prezzi dei locali in vendita sapendo che avrebbero pagato qualsiasi cifra pur di stare vicinivicini, i cinesi.
E così, non rimane che aspettare che qualcuno ci metta la famosa pezza su questa vicenda. Per quanto mi riguarda, stendo un velo pietoso, con la speranza che la pezza che metteranno non sarà del consueto nero silenzio perché, che piaccia o no, il futuro delle comunità umane non è quello di restare a guardarsi da dietro uno steccato.
Ma buone notizie ci sono, grazie a Dio. E, da "Il Meridiano" riporto:

Non solo pizza, tutti i sapori dell’immigrazione egiziana
“Pizzeria Le Piramidi”, “Pizza Aida”, “Ristorante Pizzeria Il Faraone”. Basta dare un’occhiata alle insegne di numerose pizzerie milanesi, per accorgersi che ormai uno dei simboli della cucina italiana nel mondo è portato avanti da abili pizzaioli egiziani. Non solo pizza però: gli egiziani a Milano (in tutto sono 21mila) trovano lavoro anche
come camerieri in alberghi, bar o ristoranti, nel campo dell’edilizia e nelle
imprese di pulizia. Quella egiziana è una comunità matura e ben inserita nel
tessuto sociale milanese, come testimonia il numero di persone (2.300) che hanno
preso la cittadinanza italiana – distanziando in questa classifica qualunque
altra nazionalità -, e il numero record di imprese (3.776) avviate da cittadini
di origine egiziana in città. Maturità e capacità di non macchiarsi di episodi
di criminalità comune, che ha contribuito – a differenza di quanto è avvenuto
per albanesi e marocchini - ad accrescere la considerazione dei milanesi per gli
egiziani, considerati “persone che rigano dritto”. L’altro lato della medaglia
vede invece la più forte comunità islamica di Milano (il 70% dei musulmani in
città è di origine egiziana), prendere decisioni spesso in contrasto con la sua
tradizionale moderazione e capacità d’integrazione. Basti pensare alle polemiche
legate alla decisione di aprire una scuola islamica in via Ventura, o alle
esternazioni – per lo meno deprecabili – di alcuni esponenti religiosi che in
passato hanno giustificato una serie di atti terroristici compiuti nei confronti
di obiettivi occidentali. Ma la comunità egiziana a Milano non è composta solo
da musulmani: sono ben 7mila, infatti, i cristiani copti che tutte le domeniche
frequentano la messa, rigorosamente separati tra uomini (che per l’occasione
sfoggiano l’abito bello) e donne (con un copricapo in testa). I luoghi di
ritrovo preferiti dalla comunità egiziana a Milano sono naturalmente le moschee
(in viale Jenner e viale Padova), ma passeggiando per via Farini o in piazzale
Maciacchini è molto più probabile assistere ad una conversazione in dialetto
egiziano, piuttosto che in milanese. Per lo shopping le famiglie egiziane si
recano spesso nelle vie attorno a piazzale Loreto, in cui molto forte è la
presenza di macellerie halal e di ristoranti che cucinano piatti tipici del
Paese africano. Per quanto riguarda lo svago, gli egiziani – soprattutto quelli
sposati - prediligono ritrovarsi a casa a bere un ottimo thé piuttosto che
uscire in un luogo pubblico. Televisione sempre accesa su di un canale
satellitare in diretta dal Cairo, e lunghe e animate chiacchierate. Non mancano
i momenti conviviali, legati soprattutto alle feste religiose, nei quali tutta
la comunità si incontra e festeggia. Per gli Ayd al-Kabyr (la festa del montone)
e gli Ayd as-Saghyr (la festa che segna la fine del Ramadan), infatti, spesso la
comunità egiziana milanese affitta interi palazzetti dello sport per festeggiare
insieme.


P.S. Ma qual è il nome di queste due feste? Io ne conoscevo uno diverso...

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Già, hai ragione, anch'io conoscevo nomi diversi (e scommetto che sono gli stessi che conosci tu). Appena posso mi informo.

Anonimo ha detto...

Pace su di voi.

'Id al-Kabir significa "Festa Grande". Indica la maggiore festività dell'anno islamico, e coincide col decimo giorno del mese di Dhu'l-Hijja, il mese del Pellegrinaggio (Hajj) a Mecca. In questo giorno, chiamato "Yawm al-Nahr" (Giorno del Sacrificio), i pellegrini alla Cittò Santa sacrificano degli animali, soprattutto dei montoni, in memoria del sacrificio compiuto da Abramo, per volere di Dio, al posto di suo figlio. Contemporaneamente, quello stesso giorno, i musulmani di tutto il mondo sacrificano degli animali e si ritrovano per la preghiera comune; è un giorno di grande festa, detta 'Id al-Adha, Festa del Sacrificio - questo è forse il nome più conosciuto, ed in un certo senso il più esatto, perchè richiama precisamente il significato simbolico della festività.

L'altro giorno festivo, chiamato 'Id al Saghir, "Piccola Festa", coincide con la fine del mese di Ramadan, ed è perciò chiamato 'Id al Fitr, "Festa della Rottura", poiché segna la definitiva rottura del digiuno rituale - salvo poi alcuni giorni supererogatori che il credente può effettuare, in seguito. Solitamente in questo giorni si compie anche una speciale elemosina, detta appunto zakat al-fitr, particolarmente meritevole, ed i bambini attendono regolarmente dei regali da parte di genitori e parenti.. il digiuno è proprio finito. :)

Una precisazione: quando i palazzetti dello sport sono affittati in occasione delle festività - sapevo solo del Palalido - non lo si fa a nome della comunità egiziana; può darsi che tra i maggiori affittuari ci siano alcuni imprenditori egiziani, che come nota bene l'articolo sono tra i più integrati e prosperi (anche se purtroppo, naturalmente, non si può dire la stessa cosa per tutti gli egiziani milanesi); ma le feste sono di tutta la comunità musulmana, e tutta la comunità partecipa, senza vere e proprie distinzioni nazionali.

Grazie per un altro articolo interessante!
Pace su di voi

Silvia ha detto...

Grazie della disponibilità, donmo.
Preziosissima la tua spiegazione, Abdel Nur, sarà senz'altro utile anche a donmo!
Un caro saluto a entrambi!

hermansji .:. ha detto...

Pare che abbiamo risolto per gli "ultimi commenti" ... wow... mi era venuto il fiatone ultimamente con questi feed... che non si riuscivano a gestire... un giorno c'erano il giorno dopo scomparivano !! :) :)
.:.

Silvia ha detto...

Grazie mille, Hermans!Non mi sembra vero che il problema è risolto...
a ben guardare sono anche più carini di prima, i commenti.
Te l'ho detto, sei lo stylist ufficiale di Amal!