Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

20 settembre 2007

Ritorno al presente

E’ quasi un mese che sono tornata dall’Egitto e, nonostante sia già ripiombata nella routine quotidiana, mi sento ancora con la testa in vacanza. Sono impaziente di postare le foto, ho voglia di raccontare l’Egitto come l’ho visto, come l’ho provato e trovato un mese fa, ho voglia di riviverlo.
Vorrei anche poter accogliere la proposta di condividere il panorama dei placidi pensieri, ma il vecchio pc non vuole saperne! Pazienza…rimanderò a quando, finalmente libera dagli esami, potrò rimettere le manine sul mio amato pc. Peccato però, volevo postarle subito le mie colline blu! E anche quei due bellissimi lilium, uno giallo e uno color ruggine. E anche il glicine e il nostro ciliegio in fiore…. E i momenti di vita quotidiana rubati ad Alessandria, il museo e il sagrario militare italiano di El Alamein, le bancarelle del Cairo straripanti di lampade del Ramadan e tutte le foto in cui ho cercato di intrappolare l’Egitto per poterlo riassaporare più e più volte come fosse una bottiglia di profumo.
Serbo talmente tanti ricordi ancora tiepidi di emozioni intense che non riesco a scrivere nulla senza vagare col pensiero a solleticare i miei ricordi. Iniziare a raccontare sembra impossibile, anche ora che ci sto provando. Devo sbloccarmi, devo togliermi questa ruggine di dosso perché ogni giorno che passa, trovare il bandolo della matassa richiede sempre più sforzo.

Sento che niente avrebbe potuto giovare di più alla mia salute psicofisica di questo viaggio, ne avevo assoluto bisogno.
Preso posto sull’aereo ho tirato un sospiro di sollievo, forse perché finalmente sentivo di non averlo ancora superato quel famigerato orlo di una crisi di nervi. Eppure mi era capitato in più occasioni di crederlo, ultimamente. E’ che a un certo punto l’inerzia finisce e uno non riesce più a inventarsi la pazienza. Il fisico si blocca di colpo e ci si fa convincere (o forse ci si illude) di aver bisogno dei tranquillanti, per esempio. Ne ero completamente certa quando il medico ha sentenziato “neurodermatite psicosomatica” alla vista di quelle strane macchiette rosse che avevo in giro per il corpo a metà giugno. Ricordo di aver scrutato con una certa serietà quella bustina di medicine -un integratore vitaminico per la pelle, una pomata al cortisone e due tranquillanti- credendo quasi di aver scoperto la panacea.
L’idea di assumere tranquillanti non mi spaventava minimamente. Li ho accettati come qualsiasi altro farmaco, credendo di averne davvero bisogno. Dopo la prima dose, per grazia di Dio blanda, vedendo con quanta avversità reagiva il mio organismo non ero più convinta dell’utilità di quella roba. Dovevo scegliere tra quella torpida calma indotta, apparente, effimera racchiusa in una pasticca e quella naturale, profonda e gioiosa -quella dei placidi pensieri, per intenderci- da rintracciare in qualche angolo recondito della mia psiche.
Se sono qui a fluttuare dolcemente tra i miei ricordi recenti, è inutile che mi soffermi a specificare la mia scelta.

In nome della mia salute, mi sono impegnata: era tempo di pensare al mio matrimonio, era imminente, non potevo rischiare di arrivarci a pezzi. Decisa a godermelo appieno, ho iniziato a confezionare le bomboniere: ho scelto un piattino quadrato stile etnico, col fondo nero e delle righe rosse e dorate sul quale ho adagiato i confetti racchiusi nei centrini lavorati a mano dalla mia amatissima nonna. All’inizio non volevo neanche farle, le bomboniere, poi ho trovato per caso questi centrini di cotone egiziano riposti in una bustina in un angolo dimenticato in fondo all’armadio. Sapevo che lei avrebbe trovato il modo di essere presente…
Conserverò un ricordo piacevole dei giorni dedicati ai preparativi: i sacchettini di confetti chiusi con l’organza dorata che avevano inebriato il salotto di vaniglia, la caccia all’acquisto del cartoncino per stampare i menu, la scelta del fioraio più conveniente e quel bouquet di roselline bianche e arancio che poi ho portato al cimitero…forse è più bello adesso ché è appassito, se ne sta ancora lì, nessuno l’ha buttato via. Poi il tableau per il ristorante fatto con delle coloratissime immaginette ritagliate da un vecchio calendario egiziano stampato su papiro, un’ottima soluzione per ovviare al problema degli invitati di diverse nazionalità che non avrebbero apprezzato un tavolo chiamato “per nome”.
Ho voluto che i pochi intimi presenti potessero riconoscermi in quel matrimonio, è per questo che mi sono occupata personalmente di tutti i particolari cercando di sprecare il meno possibile: per le bomboniere, per esempio, ho acquistato l’occorrente (scatoline, piattini, nastri di organza di diverse grandezze, veletti ecc) all’ingrosso e le ho confezionate con le mie manine, ché oltre a essere divertente è anche facilissimo e ho rifiutato di impiegare qualche migliaia di euro per gli addobbi floreali della sala del municipio. Un’unica, ricca composizione bianca e arancio da mettere sul tavolo era più che sufficiente, anche lei è finita al cimitero il giorno seguente. Non è avarizia, è che si può scegliere di non privarsi di nulla anche senza spendere una fortuna.

Ho anche avuto modo di farmi qualche sana e fragorosa risata di fronte all’articolato campionario di pregiudizi sfoderato dalla gente alla notizia del mio matrimonio: c’è chi di punto in bianco è andato a fare gli auguri ai miei pensando che stessero per diventare nonni, chi mi ha messa in guardia filosofeggiando “prima i confetti, poi i difetti”, chi in generale aveva da ridire per i miei 23 anni. Avrei dovuto annotarmele tutte per quanto erano assurde! Ho notato che la gente segue rituali a volte strambi e insensati in fatto di matrimoni solo per non venir meno al diktat dell’apparenza: sembra una gara a chi osa di più, in cui tutto è ammesso e la cui unica regola è l’ardore tutto pagano per l’esteriorità. In molti hanno sgranato gli occhi, scandalizzati dal fatto che non avessimo preparato una lista nozze. L’avreste fatta, voi, la lista, sapendo che rimarrete ancora qualche anno a vivere nei vostri 34 mq di bilocale già arredato? Ve la sentireste voi, tra un paio d’anni di scartare elettrodomestici nuovi di zecca eppure superati e non coperti più dalla garanzia? Ditemi pure che provengo da un altro pianeta, ma io non me la sono sentita. Penso che li avrei delusi comunque, visto che, seppure mi fossi sposata in condizioni normali- tanto per usare la loro terminologia- non avrei mai messo in lista bicchieri di cristallo, servizi da 36 piatti d’oro bordati di diamanti con allegata autorizzazione a bestemmiare se per disgrazia ne rompi uno o chissà che altra diavoleria chic&snob. Da quando ho capito che si può vivere più che dignitosamente con la metà della metà di ciò che per noi è lo standard non riesco più a circondarmi di cose che non ritengo utili nell’immediato.

Non parliamo poi, del fotografo, del mio vestito, del mio trucco e della scelta di non lanciare il bouquet: apriti cielo. In molti al mio posto avrebbero rimandato il matrimonio alla notizia che per quella data qualsiasi fotografo era occupato da almeno un anno. Io ho esultato perché odio mettermi in posa come quelle spose con lo sguardo forzatamente perso nel vuoto, o circondarmi di ombrellini, faretti e magari di eliche che simulano il vento. E pagare migliaia di euro un tizio invadente che ti fa le foto ordinandoti di ruotare le ginocchia chissà dove perché se no l’immagine è statica. L’incarico delle foto e del filmino (preteso fermamente dai parenti in Egitto e realizzato solo per questa giusta causa ) è stato quindi delegato ai miei cugini che, la sera dopo, mi hanno recapitato i cd con tutto il materiale, successivamente approdato nelle sapienti mani di un fotografo egiziano che ha provveduto a montare, stampare, ingrandire il tutto a nostro gusto. Un ottimo lavoro che conserverò sempre con affetto.
Anche per il trucco ho provveduto io: ho imparato da sola a truccarmi e lo dico con un certo orgoglio visto che nessuno s’è mai messo davanti allo specchio con me a dirmi cosa e come fare. Ho scelto colori caldi molto naturali per non “sparare” troppo con il bianco del vestito: in tanti se ne sono accorti solo vedendo una foto scattata mentre mi mettevo il rossetto. La testa invece, l’ho affidata completamente alla parrucchiera.

Il bouquet, dicevo, l’ho portato al cimitero. Si racconta di bouquet caduti all’ombra di fanciulle che, benché in età da marito, non avessero la benché minima intenzione di sposarsi e che, sfiorate dall’innocuo mazzo volante avrebbero invece per forza o buona voglia dovuto rivedere i loro piani. Non ho voluto che il mio bouquet diventasse il capro espiatorio dei ripensamenti delle nubili presenti così ho deciso di non lanciarlo. No, scherzi a parte, ho pensato di portarlo al cimitero perché qualcuno non ha fatto in tempo ad assistere di persona al mio matrimonio. Lo so che non significa nulla e che non ha alcun potere di invertire gli eventi, però io ho sentito di fare così.

Credo che non scorderò mai la contentezza dei miei cognati, la loro commozione, la loro voglia di sentire ogni particolare e il mio rammarico per averlo potuto fare solo in modo frammentario a causa del mio arabo traballante e le foto con tutti loro davanti a quella torta gigante. Sono riusciti a farmi sentire ancora di più che sono parte della loro grande famiglia e per me è un grande onore oltre a essere un privilegio.

Qualche riga fa riflettevo sugli strani rituali della gente qui e sul diktat dell’apparenza: a sentir parlare qualcuno sembra che io mi sia sposata senza poter minimamente prevedere cosa implicano la convivenza, le responsabilità e chissà cos’altro. Tanti dimenticano che se la vivo come una formalità è solo perché convivenza e responsabilità sono parte della mia vita già da 3 anni. Sono volati come 3 secondi però…forse, impegnati come siamo a decifrare le nostre culture e le nostre diversità non abbiamo avuto il tempo di annoiarci. E’ questo credo, che per tanti è difficile da capire…

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Ehi questa del matrimonio mi era sfuggita! Tantissimi auguri di vero cuore! Davvero molto bello il tuo racconto, ho apprezzato l'originalità delle scelte, però una tradizione bisognerebbe mantenerla: si può dare un bacio alla sposa?

Anonimo ha detto...

Che bello, Silvia! bentornata e auguri per una meravigliosa vita coniugale! Sono molto contenta di rileggerti, soprattutto visto le buone novelle! E un piccolo consiglio: la prossima volta, se ti prescrivono dei tranquillanti, o fatti un altro bel viaggetto o ricorri all' omeopatia. E' eccezionale, non dannosa e risolutiva. Di nuovo tanti tanti auguri, a presto, ciao! Aisha :)

Sergio Montis ha detto...

Ciao Silvia, ben tornata!!
Ma che meraviglia, ti sei sposta!!!
Augurissimi !!!! Ho letto con piacere il tuo post, gustandomi il tuo inconfondibile stile nello scrivere. Sono impaziente di vedere le foto dell'Egitto, lo sai che ho un debole per quei posti, mi hanno sempre affascinato.
Il 6 novembre partirò per Buenos Aires, per uno stage di tango. Staremo fuori per un mese anche noi. Ho bisogno di cambiare aria per un pò.
Felice di saperti di nuovo qui, rinnovo i miei auguri per il matrimonio a te ad alla tua dolce metà.
Ciao a presto.

hermansji .:. ha detto...

Ben tornata ed auguri di cuore del tuo nuovo "viaggio" :) !!
.:.

ps. pensa in questo tempo che sei mancata "blogger" ha deciso di introdurre l'hosting per i video direttamente nella piattaforma (c'é infatti una piccola icona aggiunta nell'editore di testo)... così magari... oltre le foto... magari il video :)))))) !!

Silvia ha detto...

Grazie a tutti!!!Siete troppo carini!
Naturalmente, caro donMo: smacccccckkk!
Hai proprio ragione cara, Aisha!
Buenos Aires...uno stage di tango, ma che meraviglia, caro FSM!
Mmmmmmh, Hermans...mi vergogno! Farò un piccolo sforzo e posterò una foto, magari di spalle!Apperò, 'sto Blogger...

Grazie di cuore a tutti voi per le cose stupende che avete scritto!A presto!

Fernanda ha detto...

Ciao Silvia, scrivo molto tardi rispetto alla media dei commentatori perché solo oggi ho trovato questo blog, e lo trovo entusiasmante. Mi piace come pensi, e mi ritrovo molto nell'approccio che hai verso la cultura di tuo marito: anch'io ho un fidanzato (non ancora marito, ma chissà!) del Vicino Oriente (ihih!), e anch'io ho l'impressione che il tempo voli, perché siamo così "variegati" che scoprirsi e conoscersi è veramente un'avventura quotidiana, e bellissima. E poi, mi pare di condividere con te un amore "antropologico" per la cultura araboislamica.
Va be', insomma, volevo solo comunicarti la mia stima, anche se non ci conosciamo! ^-^
Saluti.

Silvia ha detto...

Ciao Fernanda, benvenuta sul blog!
Sì, sì hai detto proprio bene, un amore antropologico per la cultura arabo-islamica....
ti ringrazio di essere passata di qua e naturalmente per avermi lasciato belle parole ;)
torna quando vuoi!