La Porta di Lampedusa e l'ennesima frettolosa generalizzazione
Immagine e citazione tratte da quiLAMPEDUSA - Il primo scoglio che avvistano dai barconi è l'ultimo promontorio dell'isola, una punta di roccia che nasconde un grande bunker della seconda guerra. L'Italia finisce qui, dopo c'è solo il mare. Su questa sporgenza che guarda a sud hanno "piantato" qualcosa per ricordarli per sempre, uno per uno. Neri e bianchi, islamici e cattolici, vecchi e bambini. Tutti i morti delle traversate del Mediterraneo. [...][...]E' una porta puntata verso l'Africa. La porta è rivestita da una ceramica, cotta a mille gradi, che assorbe luce e riflette luce. Di notte, anche quella della luna. Sarà come un faro per la gente in mezzo al mare. La sua anima è in ferro zincato.
Sicuramente non servirà a molto, il corso degli eventi non si può invertire. Potrà solo far essere un po' meno distratti e superficiali noi nati con la camicia (di seta) anche se ci metteremo del tempo a capire che una preghiera e una sepoltura sobria sarebbero preferibili a lapidi razziste, croci di convenienza e fiori che appassiscono in fretta.
L'idea della porta però mi piace: se ci penso, mi si velano gli occhi di quella tenerezza che mi assale quando, vedendo un corteo funebre sfilare davanti alla casa del defunto, noto la porta di casa aperta. C'è qualcosa di universale e primordiale in quel gesto che forse ormai è possibile solo nei piccoli paesi: deve essere l'odore di casa, quello che sarebbe diverso se uno non ci fosse. E' come un volerlo far sentire per l'ultima volta e un dire, torna a trovarmi quando vuoi, se puoi, almeno nei sogni.
Comunque, tenerezze a parte, a parlare di sbarchi di clandestini si commette un errore che purtroppo non è solo terminologico: Giovanni Maria Bellu mette chiaramente in evidenza la questione in questo articolo a proposito della Giornata Mondiale del Rifugiato celebrata la scorsa settimana:
[...]Ma, nei fatti, ogni anno la celebrazione si traduce in una serie di iniziative che hanno un obiettivo più modesto: spiegare all'opinione pubblica che, nell'ambito della categoria "immigrazione", esiste uno speciale sotto-insieme costituito dalle persone che non abbandonano il loro paese per "vivere meglio" ma semplicemente per vivere. Per restare in vita. Non è facile. La confusione tra i richiedenti asilo e gli immigrati economici è sistematica. Lo dimostra l'abitudine giornalistica di chiamare "clandestini" quelli che sbarcano a Lampedusa. I dati statistici dicono che uno su cinque ottiene l'asilo politico o la protezione umanitaria. Dunque, nel momento in cui hanno varcato il nostro confine, molti di quei "clandestini" non solo non hanno commesso un reato ma hanno esercitato un diritto. Un articolo pubblicato mercoledì scorso sul "Corriere della Sera" offre un esempio da manuale di quanto sia difficile cogliere questa fondamentale differenza. Scrive Magdi Cristiano Allam: "Se un estraneo irrompe in casa nostra, noi ci sentiamo in diritto e in dovere di far intervenire le forze dell'ordine per arrestarlo e sanzionarlo, nella certezza che abbia infranto la legge che tutela l'inviolabilità del domicilio privato, indipendentemente dal conoscere quali possano essere state le sue motivazioni e senza attendere di subire le conseguenze del suo gesto, qualunque esse siano. Ebbene, non si capisce perché ciò che è estremamente chiaro e inoppugnabile nel microcosmo della casa individuale, diventa totalmente contraddittorio e discutibile nel macrocosmo della casa collettiva, la nostra città o il nostro Stato". L'esempio è totalmente sbagliato. Intanto l'immigrato che varca il confine (nemmeno quello "economico") non è paragonabile a chi irrompe in una casa privata. L'immigrato non scardina alcuna serratura, non usa
grimaldelli o fiamme ossidriche. Eventualmente è paragonabile, se si vuole restare nella metafora domiciliare, a un tale che entra senza autorizzazione nel nostro giardino di casa. Secondo Allam, in quello stesso istante dovremmo chiamare la polizia e pretendere che l'intruso venga ammanettato e condotto in cella. "Indipendentemente dal conoscere quali siano state le motivazioni del suo gesto". L'inganno sta qua. Non è affatto "chiaro e inoppugnabile" che dobbiamo reagire in quel modo. Se, per esempio, l'intruso ci spiegasse di aver saltato la recinzione perché era inseguito da un killer armato, e ci dimostrasse che sta dicendo il vero (magari indicandoci il killer appostato dietro una siepe) chiederemmo il suo arresto? Oppure gli ordineremmo di uscire immediatamente dal nostro giardino ributtandolo così nelle mani del killer? Siamo certi che una persona normale - un buon cristiano o anche un laico dotato di buon senso - tenterebbe di dare una mano al malcapitato. Terrebbe conto (come d'altra parte farebbe il giudice se fosse chiamato a pronunciarsi) del fatto che ha agito in stato di necessità. Ed è esattamente questa la condizione di chi entra nel nostro territorio da richiedente asilo. Un concetto, come purtroppo dimostra l'uscita di Allam, solo apparentemente semplice.



12 commenti:
mi piace quella porta, ma io non faccio testo, perchè mi piacciono tutte le porte. Mi piacciono quando sono aperte e se non lo sono, si possono abbattere
marina
...tu fai sempre testo, Marina carissima...
Ciao Silvia passo di fretta per augurarti buon inizio settimana, ciao!!! Tiziano
ehm...visto il ritardo con cui pubblico il tuo commento procedo ad augurarti buon fine settimana, Tiziano!!a presto, grazie della visita :o)
Ciao Silvia questa volta ti auguro buon fine settimana in anticipo cosi quando mi risponderai giusto nel tiempo!! Scherzo!!!! buona serata carissima :-))
;o)
Scus, io son capitato casualmente sul Blog,navigando qua e là...
MI spieghi cosa intendi per "lapidi razziste"? Davvero non ho capito...
Benvenuto, John.
Mi riferivo a questo paragrafo dell'articolo, l'ultimo, che cito qui di seguito:
In questi anni i cadaveri recuperati fra le onde sono stati sepolti fra il vecchio e il nuovo cimitero. Una ventina di croci senza nome, fiori appassiti dalla calura, una tomba dietro l'altra. E anche una spianata di cemento al posto della lapide. Con una data: 7 giugno 2008. E una grande scritta scavata nel calcestruzzo: extracomunutaria. L'ultima donna africana trasportata dal mare fino alle rocce dell'isola. "A loro vorremmo dare il giusto riposo", spiega il sindaco De Rubeis. Sull'isola attendono qualche soldo dalla provincia di Agrigento e dalla regione. L'anno prossimo Lampedusa avrà anche un piccolo cimitero musulmano.
Mi chiedo: non era meglio indicare semplicemente "ignoto", piuttosto che scrivere extracomunitaria?
Ciao
Ciao Silvia, grazie della risposta.
Ora è tutto più chiaro.
Semplicemente non avevo capito a cosa alludessi, e l'articolo era lunghetto...
Buon lavoro e buon blog (da uno che, fra l'altro, la pensa molto diverso).
Un abbraccio
JZ
Grazie a te della visita e del commento, John.
Avere idee diverse, avendo anche la capacità di sostenerle in modo civile, è un gran bene...se fossimo tutti uguali di che parleremmo?
A presto
Lampedusa è diventata un porto per tutti quelli che se ne fottono delle leggi, che commerciano in esseri umani, lucrano su queste masse miserabili estorcendo a questi disgraziati fino all'ultimo soldo. Tutto ciò perchè le nostre leggi suicide, non sono in grado di stroncare questo infame commercio. Basterebbe chiudere il cpt e rispedire a casa le barcaccie, per veder finire questo scandalo.
Alzare il ponte levatoio e trincerarsi nel castello facendo finta di non vedere né sentire non mi pare una buona soluzione, Crazy Horse...
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