Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

29 agosto 2008

Partire





Perugia è limpida e fresca, il 4 agosto poco prima dell’alba. Preparo la colazione mentre mio marito come un fulmine si fa barba e doccia. Non ho voglia di masticare, ho ancora in bocca il sapore della notte pressoché insonne, di quando si va a letto tardi e ci si sveglia troppo presto e di quando si ha paura che la sveglia non suoni o che qualcosa durante il viaggio vada storto. Lavo le tazze, lui si veste. Poi mi rintano in bagno a prepararmi e a lasciare una parvenza di pulito. E’ un controsenso pulire qualcosa che sai prenderà la polvere per le successive 3 settimane, ma decido di farlo.
Esco dal bagno, le valigie già chiuse sono in pole position vicino alla porta, sembrano impazienti anche loro di svolazzarsene via.
Alle 5: 55 siamo già alla stazione, ci sediamo per riprenderci dalla fatica di aver trascinato fin lì le valigione pesanti. Io le guardo e penso che stavolta abbiamo sforato alla grande con i kg: sono piene di rubinetti e di interruttori, c’è perfino il saliscendi della doccia. Tutto l’armamentario oltrepassa abbondantemente i 10 kg, ma dovendo ristrutturare l’appartamento ad Alessandria, abbiamo scoperto che i rubinetti migliori sono importati dall’Italia a prezzo prevedibilmente triplicato e che spesso si incappa in gente senza scrupoli che spaccia per italiani rubinetti made in Taiwan. Per comprendere la considerazione degli egiziani per i prodotti provenienti dai quei posti basti pensare che quando sono in preda a una di quelle tempeste intestinali alle quali pare proprio che io non riesca a sottrarmi, i miei cognati scherzano sulla mia pancia made in Taiwan.
L’appuntamento con l’autista della Sulga- la società perugina di pullman che ci deposita proprio a Fiumicino, terminal C- è fissato per le 6:10. Ripesco dalla rubrica il numero dell’autista per sincerarmi che gli risulti la mia prenotazione, lo faccio per evitare che il pullman bianco e azzurro mi sfili disinvolto davanti agli occhi come è già successo. L’autista è di parola, in un paio di minuti è lì da noi che chiede conferma del mio cognome.
Mi sembra una grande conquista salire a bordo, posso finalmente rilassarmi e godermi la città dal finestrino: c’è un ragazzetto con gli occhiali da sole che apre un bar, gente non esattamente raccomandabile tutt’attorno e qualcuno che va al lavoro chissà dove. Noto che la luce è cambiata, intorno a me è tutto roseo e assopito, Perugia è pulita, fresca e un po’ deserta. Perfino bella.
Facciamo tappa in centro: il sole dipinge un riflesso dorato sulle finestre antiche degli alberghi un po’ snob finché una donna anziana non ne apre una per fotografare il panorama con attrezzatura professionale; deve essersi alzata apposta per quello. Gli ultimi passeggeri salgono a Piazzale Europa, poi imbocchiamo la superstrada poco dopo le Segreterie Studenti. Mi compiaccio nel passarci davanti senza dover entrare a fare file sterminate.
I campi di girasoli sono già secchi, ma la mente mi corre indietro all’anno scorso, quando, nel pieno della fioritura accarezzavano i fianchi delle colline con graziosa allegria.
Giocherelliamo con due fratellini marocchini, tornano a casa anche loro. Hanno la simpatia e la semplicità dei bambini arabi, accettano il mio succo di frutta e qualche caramellina, sorridono, chiacchierano con noi. Ammiro la vivace innocenza dei loro occhioni scuri e mi chiedo che faccia avranno i miei figli, se Dio vorrà donarmeli. La più grande inizia a recitare i numeri in arabo, ma il 2 mi suona incomprensibile. Mi manca l’arabo del Mashreq e quello dolce dell’Egitto.
Sorpassiamo un camioncino con una scritta verde che mi salta agli occhi: è il nome di una tipografia umbra con la quale ho vicendevolmente scambiato per telefono una buona dose di stress, durante il mio stage. Percorro con gli occhi il loro numero di telefono, me lo ricordo ancora. Mi rendo conto che sto sorridendo: sono in vacanza.


7 commenti:

Anonimo ha detto...

As-salam alaykoum, Silviuccia cara...che effetto fa scrivere dell'inizio delle vacanze, quando son già terminate?
Mi dirai:" e che fai? metti il dito nella piaga??"....(^_^)....
Eccomi a dar fastidio pure qui...lo so, lo so che stai sorridendo...Ti abbraccio kikka, e grazie per avermi indicato questa tua dimora: non ne sapevo nulla...
A presto, inchallah, salam wa rahmatullah.

***AMINA***

Anonimo ha detto...

Ciao Silviuccia, veramente ho scritto un altro commento ma mi sa che non è andato a buon fine, mash'Allah.
Ti lascio un bacione e ci riprovo, inchallah...meno 3, 2, 1...vado, bismillah...

***AMINA***

Anonimo ha detto...

As-salam alaykoum Silviuccia...mi credi se te dico che questo è il terzo tentativo di lasciar saluti???..ggrrrrhhh!!
Ora provo a spedire,inchallah, se va ti scrivo qualcosa di concreto, inchallah...io vado, neh?...(O.o)...

***AMINA***

Anonimo ha detto...

as salamu alaykum sorella,

che belle queste righe mash'Allah!La storia delle valigie troppo pesanti poi non mi è nuova hehehe subhanAllah!Ma è vero la storia dei rubinetti,e non solo,magari costano parecchio e poi sono Made in China e te li spacciano per italiani astaghfirullah!

Ma poi sei andata in Egitto?Dai scrivi il continuo insh'Allah!

As salamu alaykum wa' rahmatullahi wa' barakatuhu!

Silvia ha detto...

Alaykum salam wa rahmatullahi wa barakatu
Benvenute su Amal mie care amiche!
Che ridere, Amina carissima: i commenti su questo blog sono sottoposti a moderazione quindi appaiono dopo un po'!!!
Certo, certo, Ukhti, sono andata...e, come ogni volta, non me ne sarei più andata! Comunque spero che non saltino fuori altri aggeggi da portare dall'Italia perché è tragicomico preparare le valigie in queste condizioni (e si consideri che sono una minimalista, io...tendo a viaggiare leggera)!
Un bacione a entrambe, a presto!;o)

Anonimo ha detto...

as salamu alaykum,

Amina sorema cara,i nostri commenti vanno subito in moderazione,percio' nn li leggi subito ;)

..altro che splinder,blogspot mi è sempre piaciuto di piu'!Mash'Allah!Non credi Silvia?

un abbraccio!!!

Silvia ha detto...

Dipende, Aziza: è sicuramente più facile modificare il template, ma splinder è molto più frequentato dai blogger italiani...magari mi sbaglio, però non avendo un blog "in vista" spesso mi rendo conto di essere un po' isolata;o)