Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

24 febbraio 2009

Educazione all'immagine (come il cane dietro le sbarre)

In prima elementare c'era un momento che odiavo: l'ora settimanale di educazione all'immagine impartita dalla mia maestra, a quel tempo ancora unica, il mercoledì.
Ricordo che passava tra i banchi e attaccava sui nostri quaderni grosse immagini ritagliate qua e là che poi noi dovevamo descrivere. Mi sembra di vederle ancora quelle figure tutte diverse che occupavano interamente la mia pagina e emanavano un odore forte di colla.
La prima volta mi assegnò un pastore tedesco che mi fissava con gli occhi tristi da dietro le sbarre. Il suo muso immenso si perdeva nello sfondo nero oltre le sbarre contribuendo ad accrescere la carica emotiva. Una carica emotiva che evidentemente io non avevo la maturità di cogliere. Scrissi che vedevo un cane in gabbia e rimasi a fissare l'immagine a lungo, passando di tanto in tanto il dito sulle increspature provocate dalla colla, quasi a voler toccare quel cane per avere l'ispirazione. Non riuscivo a pensare ad altro, non provavo nulla. Mi dispiaceva solo che quel cane fosse dietro le sbarre, ma mi sfuggiva il legame tra il compito che dovevo fare e il sentimento che stavo provando. Confessai il mio disagio alla maestra, lei si rifiutò di cambiarmi immagine e mi spronò a guardare oltre, a non soffermarmi sullo sguardo malinconico di quel cane che mi riempiva il foglio. Era come voler cavare sangue da una rapa, fu un disastro, quel giorno.

Eppure sono stata una bambina fantasiosa, io. Le figure dei libri di favole mi servivano per arredare il mondo delle parole che ancora non sapevo leggere...vedevo boschi, immaginavo colori, odori, volti e fate. E mi ritagliavo un posto privilegiato nei racconti, dal quale io potevo vedere tutto senza essere vista.

La volta successiva andò meglio: mi capitò un gruppo di persone eleganti che cenavano in piedi in un salotto luminoso e ben arredato. Mi misi a descrivere i loro vestiti, i cibi che mangiavano, provai perfino ad immaginare cosa si stessero dicendo e perché si fossero riuniti in quel luogo.

Dopo gli occhi di quel cane, non ricordo di aver visto altre foto che abbiano innescato in me una reazione emotiva talmente forte da lasciarmi sgomenta come quel giorno di tanto tempo fa. Fino a quando ho visto questa foto di Amr Abdallah, un fotografo egiziano che ha ritratto un musulmano in preghiera negli ulimi giorni di Ramadan, in cui cade la Notte del Destino, quella notte speciale per ogni musulmano, speciale soprattutto perché implica una ricerca spirituale fervida: la si trova dentro di sé, la si avverte nel cuore, nelle preghiere che sembrano entrare diritte nelle porte aperte dei cieli. Invito tutti ad andarla a vedere, credo che sia l'essenza dell'Islam, quel rapporto puro tra Dio e l'uomo e nessun altro in mezzo.
Io la guardo e mi sento un po' come quel cane dietro le sbarre.


6 commenti:

Anonimo ha detto...

Mashallah Silvia, scrivi meravigliosamente!!!

ayah

Silvia ha detto...

;)

marina ha detto...

bellissima immagine, una piena confidenza tra la creatura e il suo creatore che colpisce persino me che non sono credente in nessun dio
grazie, è un bel regalo, marina

Silvia ha detto...

Grazie a te per essere passata a farmi visita, cara Marina!
Sono contenta che ti sia piaciuta, è uno scatto meraviglioso.
A presto e di nuovo in bocca al lupo!

Muslima ha detto...

Salam alaykum, prima di tutto quoto quella stralatitante di un Ayah :)

Poi, una cosa, cara, dolce e sensibile amica. Il cane, poverino, non aveva la possibilità di uscire, tu si, inshaLlah. La chiave ce l'hai, basta trovare la forza di infilarla nella toppa.

Un abbraccio forte forte, e non dimenticare di fare un salto a palazzo Cupiello ogni tanto, che ci manchi (come quella latitante là, che se la becco...).

Salam alaykum wa rahmatuLlah.

P.s: ho aperto un nuovo blog su blogspot di sola consultazione, dove spiaccico i sermoni delle moschee in Italia. Facci un salto se ti va, anche se sisters è sempre la mia residenza principale :)

Silvia ha detto...

Alaykum salam, Aisha cara!!
...la toppa, la chiave....già già già già....hai proprio ragione sorellina mia, devo trovare questa forza!
Ti abbraccio forte anch'io e spero di incontrarvi tutte a Palazzo...quando riesco a passare non ci siete mai....nun c' sta nisciuna!
Allah ibarek fiki, quel blog è una meraviglia, Aisha, ci voleva proprio...così la smettono di dire che nelle moschee si predica l'odio! Mi dispiace solo di non avere avuto il tempo per congratularmi con te, sembro una specie di trottola esaurita in questo periodo...ho appena scoperto che devo consegnare la tesi stampata e rilegata entro metà maggio...'na tragggedia...mi si è azzerato il tempo libero e il mio pc è strapieno di post smozzicati! Questa settimana spero di avere più tempo...
un bacione ;)