Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

18 agosto 2009

Non fare l'indiano....

Questo articolo, che risale allo scorso giugno, descrive Il Cairo nell'attesa di Obama e popola uno dei mille post smozzicati che ho accumulato nel periodo precedente la discussione della tesi.
Peccato che nessuna testata abbia pensato ad inviare un giornalista per rendere conto dell'attività di certi buffi colleghi, quei tizi che immagino aggirarsi per il Cairo in punta di piedi, schifati e guardinghi desiderando di essere astronauti con tanto di tuta.
Già dalle prime righe ho avuto il sospetto che l'autore facesse troppo riferimento all'India, poi la menzione esplicita di Calcutta ha fugato ogni dubbio. Non ho idea di come sia Calcutta, di come sia l'India in generale, ma mi sembra alquanto riduttivo paragonare Il Cairo a Calcutta. E comunque non mi sembra una buona idea parlare di un posto avendone in mente un altro. Il Cairo, poi, sembra che sfugga a qualsiasi tentativo di categorizzazione. Il Cairo è il Cairo.
Che sia un pianeta, un microcosmo, è verissimo, che il Nilo al tramonto diventi di rame fuso mentre tutt'intorno l'atmosfera si tinga di un rosa metallico per la sabbia e lo smog è altrettanto vero e suggestivo...ciò su cui non concordo affatto è che al Cairo il tanfo del cibo si mischia a quello dei fiori in disfacimento e del sudore umano: normalmente al Cairo non associo né il tanfo del sudore umano né quello dei fiori in disfacimento; semmai associo l'odore del cibo, che a meno che non provenga dal fegato fritto o dalla bresaola è un profumo. Ci sarebbe tanto da dire a proposito delle sfumature odore/profumo/tanfo, ma non ho tempo e mi sono appena resa conto di aver usato un punto e virgola, per giunta.

Se poi c'è un posto in cui gli artigiani sono tutt'altro che impareggiabili e i mercanti tutto meno che estremamente seri, quel posto è il tanto decantato Khan Al Khalili, più che il bazar più favoloso del Medio Oriente, quello più made in China. Sono in disaccordo anche sul fatto che El Fishawy sia un posto irrinunciabile...a parte la clientela elitaria non offre alcunché in più a qualsiasi altra caffetteria del Cairo e dell'Egitto tutto. Ed è pure caro e striminzito. E affollatissimo di ragazzetti con costosi cellulari in una mano e il narghilè nell'altra.
Non posso pretendere che Il Cairo piaccia a tutti, anzi, forse piace poco anche a me. Quando arrivo dall'Italia ho sempre fretta di rimettermi in viaggio ed arrivare ad Alessandria, invece al ritorno mi ci aggrappo perché è l'ultimo scampolo d'Egitto, nonostante in ogni angolo ci siano cose che mi ricordano quanto è lontana Alessandria. Spesso mi incute timore ma ne rispetto lo spirito e l'atmosfera. Quello mi piace e mi manca. E' la madre del mondo, dopotutto. E mi lascio avvolgere senza resistenze dal fascino del tempo e dalla spiritualità che qui sembrano avere un gusto e un odore definiti.
No, ditemi, mi ci vedreste a scrivere un articolo su Amsterdam?
19/08/2009: ho appena aggiunto il link, l'avevo dimenticato e me ne scuso. Rileggendo l'articolo, non mi trovo d'accordo neanche sul fatto che i versi del Corano siano, in ordine di importanza, secondi alla Divina Commedia. Un altro paragone inappropriato...e per la cronaca io preferisco il Corano, 33 milioni di volte. Sì, sì, decisamente.

2 commenti:

Amina ha detto...

As-salam alaykoum sorellina bella!!
Quest'anno siamo ancora più vicine, alhamdulillah!
Felice Ramadan karim, tesoro mio e che Allah accetti i tuoi sforzi, ma tutti tutti!!
Ti voglio bene.

***AMINA***

Silvia ha detto...

...e anche tutti tutti i tuoi che sono più pesanti assai, capisc'ammmé!!!
Ci si becca in giro, Aminuccia dolce ;o)
Ti voglio bene anch'io
ma assalama