Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

01 novembre 2007

La vita ritrovata

"Conosco una città

Che ogni giorno s'empie di sole

E tutto è rapito in quel momento

Me ne sono andato una sera

Nel cuore durava il limio

Delle cicale

Dal bastimento verniciato di bianco

Ho visto la mia città sparire

Lasciando un poco

Un abbraccio di lumi nell'aria torbida

Sospesi"

(G. Ungaretti)


Quando sei lontano, Alessandria è un adhan che dal minareto, attraverso il telefono, ti trafigge il cuore. Alessandria la vedi brillare negli occhi di chi ci è nato e te la racconta confondendola con un ricordo d'infanzia.

Alessandria è una delle prime parole che ho imparato a scrivere in arabo: quando vuoi raggiungerla dal Cairo, lungo la Desert Road, hai tutto il tempo di distinguerne il nome sui cartelli che cadenzano il tuo avanzare come un languido stillicidio, mentre il deserto con i suoi boschetti di palme si perde nell'orizzonte e la sabbia turbina sulla carreggiata.

Alessandria è un taxi sgangherato giallo e nero che sfreccia impazzito districandosi nel traffico endemico e dribblando con la stessa agilità sia i carretti che le costosissime macchine d'importazione.

Alessandria è quella logica ciclonica che proprio non riuscivi a immaginare, prima di vederla in azione: secchioni che dovrebbero definire i sensi di marcia, diventano paletti per lo slalom nella selva di macchine, dal fruttivendolo puoi comprare un coniglio, uno spartitraffico ospita un giornalaio con relative pilette di giornali legate con lo spago e trattenute a terra, una volta aperte, con sopra dei sassi...

Alessandria è una spiritualità calda e silenziosa che respiri in ogni angolo, è un vecchio dalla pazienza smisurata, canuto e laborioso che, seduto, gambe incrociate, lavora tra le mani cotone candido e soffice come la sua barba, attingendo da un sacco talmente grande che c'è da pensare che era bambino quando ha iniziato.

Alessandria la assapori, riflessa negli occhi oziosi di chi fuma un narghilè rincorrendo i propri pensieri lungo quel sentiero etereo, disegnato dal fumo dolciastro che sale danzando verso il cielo sempre sereno. E all'improvviso, capisci che chiamare un colore blu d'Oriente, ha un senso.

Alessandria è il vociare concitato attorno ai banchetti perennemente stracarichi di frutta sapientemente lucidata e la vitalità dei suq che straripano delle più varie merci fin sulle rotaie del tram: un colpo di campanella e ci si ritrae per poi straripare di nuovo.

E' un brulichio di voci e colori, e pochi metri più in là è un cimitero senza fiori, né foto, né lumini, sobrio, ma generoso nel regalarti tutto l'ardore della gente che vi si reca a pregare, anche di quella famiglia che sfila davanti a te con dolore composto, accompagnando il proprio caro, avvolto semplicemente in un lenzuolo bianco. Alessandria è bella anche quando hai voglia di piangere.

Alessandria è il profumo dolce e onnipresente del mare, è la tua canzone preferita di Amr Diab che ti fanno riascoltare in un caffè, è un succo di mango spremuto fresco, un tè alla menta e un carcadè, è una foto che pensi di rubare a due uomini che arrostiscono kofta e kebab e che poi, nel mirino, vedi che si sbracciano a salutarti.

Alessandria è un mare di luci e di persiane colorate che fanno sorridere i palazzi. E' un volo in picchiata tra la ricchezza e la povertà, è una meraviglia in ogni angolo e l'unico posto per cui lasceresti tutto, con la sicurezza di non sentire la mancanza di nulla.

Alessandria è un'emozione nuova e vera, è quel gesto naturale e femminile che riscopri sollevando la gonna di qualche centimetro per salire o scendere le scale, è quella parte di te, fresca e spontanea, che hai ritrovato senza sapere di averla persa. Eppure quando la ritrovi, la senti tua, da sempre.

Quando arrivi e ti dicono: "Alessandria s'è illuminata" si sbagliano. E' Alessandria ad illuminare te.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

E' bellissimo leggere come Alessandria ti comunichi queste sensazioni profonde, leggendoti mi viene in mente Gerusalemme, che ha avuto un simile effetto su di me.
Dolcissimi ricordi... e soprattutto ciò che è davvero bello è la poesia con cui descrivi le cose, metti la tua anima in ciò che scrivi e rendi la lettura davvero commovente.

Silvia ha detto...

Grazie, Dhikra.

Anonimo ha detto...

...non ho parole!

Adesso smetto di leggere il tuo blog, perchè a febbraio sarà un anno che non ci vado e mi mette una gran nostalgia a leggere queste cose... oppure scappo da questo dall'ufficio.

Comunque se verso le 18.30 - 19.00 guardi al Masreja c'è una telenovela egiziana con Omar Sherif girata proprio ad Alessandria... la via del mare... le luci della notte... l'è diura!

Un abbraccio e assalamu alaikum.
Ayah

alfaomega60 ha detto...

Hai ragione! hai una maledettissima ragione!
Accuso un fastidio fisico nell'avere ricordi. Mi fa sentire vecchio! non per l'età ma nell'anima. Eppure.....
ho provato le stesse tue sensazioni per un mio viaggio, in moto, a Capo Nord. Lì non c'era il sole di Alessandria nè gli stessi odori nè, tantomeno, la moltitudine di gente presente nei paesi del sud del mondo ma c'era la natura con i suoi colori tristi e soffusi, e gli spazi enormi e acqua di mare, acqua di cascate, acqua nei fiordi, nei laghi. Lì c'era Dio. Ed io in quell'occasione mi accorsi per la prima volta, e forse l'unica, che non avevo bisogno di nulla.
Ciao
:-)

Silvia ha detto...

Alaikum ssalam, Ayah...yaret!!!...non ho la parabola, mannaggia i guai!:(
No, no...scappa dall'ufficio, ma non lasciarmi qui da sola!;)
AO, giuro: mi è passato un brivido leggendoti, ti ringrazio di tanta profondità. E ricambio il sorriso, finalmente diverso dalla solita smorfietta contrariata ;)
Grazie a entrambi dei bellissimi commenti!

Anonimo ha detto...

Ieri sono arrivata a casa un pò tardino... era già finita!!!! ...la telenovela! :.( tristezza tristezza!!!

Comunque, hai ragione alfaomega, ci sono dei posti in cui non hai bisogno di niente e ti scordi di tutto. Ad Alessandria si arriva ad amare anche il traffico estivo e i suoi pazzi clacson... non so perchè? Forse è merito dell'Adhan... quanto mi manca l'Adhan!

Anonimo ha detto...

p.s. ho solo un ricordo spiacevole di Alessandria: quando il vicino di casa al tempo del Fajr si è cucinato il fegato fritto... vi lascio immmaginare!

alhamdulillah!!!

Anonimo ha detto...

Ora basta! Ritorniamo noi stessi!
:-(
AO60

Silvia ha detto...

mmmmm....pessimo il fegato fritto...io lo odio in tutti i modi...

Anonimo ha detto...

CIAO CARA, sono arrivata qui da An nisa, sembra per caso, o forse no.
Scrivi benissimo e tutta la passione, i sentimenti che metti in quello che dici fanno veramente commuovere, soprattutto chi del mondo arabo e del medio oriente in particolare ha sempre una grande nostalgia.
Insha'Allah tra una quindicina di giorno vado ad Al Aqsa!
Buona giornata cara.

Unknown ha detto...

Grazie Afnan!!!
sono contenta che sei passata a farmi visita e che ti sei fermata a leggere questo post.
Complimenti per il nuovo blog!Li seguo entrambi ma sempre silenziosamente per via dell'ormai tristemente noto problema dei commenti bloccati...
che bello, sei in partenza!! Anch'io ho una grande nostalgia, sai?...ogni volta, sul volo di ritorno penso che dovrà passare un altro anno prima di poter respirare di nuovo l'atmosfera di certi luoghi...
buon viaggio, partite e arrivate in pace e saluta quel meraviglioso pezzetto di mondo e mi raccomando...carta e penna per le ricette che spero vorrai condividere con tutte noi al ritorno!! ;)