Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un'altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l'Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell'etnocentrismo.

09 novembre 2007

La moschiesa di Paderno

Paderno di Ponzano Veneto è un paese in provincia di Treviso che conta 11400 abitanti, di cui 650 stranieri, provenienti soprattutto dal Nord Africa e dall'Est Europa. Un normalissimo comune della provincia italiana, insomma. Eppure qualcosa di diverso-e lodevolissimo- c'è. Da quest'articolo pubblicato oggi sul sito di Repubblica si apprende, infatti che ogni venerdì don Aldo Danieli mette a disposizione degli immigrati musulmani alcuni locali della chiesa di S.Maria Assunta.




A renderlo noto è stata l'Auser (l'onlus che si occupa di volontariato e promozione sociale per gli anziani), durante un convegno sull'integrazione in Italia tenutosi a Roma. L'associazione ha inoltre sottolineato che negli stessi locali di questa parrocchia alcune volontarie, dopo aver avviato una collaborazione con il Centro islamico di Treviso e insieme ad alcune donne immigrate, riescono a far "incontrare culture ed esperienze diverse, abbattendo i muri dell'incomprensione e dell'intolleranza".

Dallo stesso articolo emerge che don Aldo Danieli era già dedito a iniziative del genere: qualche anno fa ha messo alcuni locali ampi e di recente ristrutturazione a disposizione di un gruppo di ganesi protestanti per le loro preghiere domenicali.

Un impegno, il suo, che si scontra con la diffidenza generale:




[...]"La gente teme che il diverso sia per forza anche pericoloso - racconta il diacono - e spesso dimentica le parole di Giovanni Paolo II: non abbiate paura...".

[...]Le polemiche ci sono state, non tutti erano d'accordo, ma alla fine la volontà di ferro di questo parroco - e lui stesso si definisce uno spirito "controcorrente"- ha prevalso. "Le alte istituzioni della Chiesa hanno il dovere di essere prudenti - conclude Danieli - noi invece, che siamo degli operai del Signore, dobbiamo sfondare il muro del pregiudizio".


12/11/2007: a quanto pare la moschiesa non s'ha da fare. C'è da essere disgustati a sentir parlare di democrazia e libertà di culto, in questi casi. Non resta che sperare che la vicenda sia servita a mettere la pulce nell'orecchio a tutti gli "operai del Signore": forse, allora, le polemiche non troverebbero spazio.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Sostegno a Don Aldo, purtroppo il suo gesto viene vanificato dal conservatorismo dei vertici ecclesiali. Un'ennesima occasione persa.

Anonimo ha detto...

Non credo sia corretto e prudente riunire sotto lo stesso tetto capre e cavoli.

Silvia ha detto...

Mi unisco al sostegno espresso nel commento anonimo.

Perché, Jalal?

Anonimo ha detto...

Ciao Silvia, a questo proposito ho letto proprio oggi un articolo nel quale si citava il fatto che il Profeta, pace su di lui, quando era in vita aveva accolto nella sua moschea a Medina una delegazione di cristiani, ai quali ha poi lui stesso permesso di pregare a loro modo nella sua moschea. Ma sha Allah... Che meraviglioso esempio di apertura e di rispetto, e questo più di 1400 anni fa! Ma non circolano con troppa facilità queste notizie, purtroppo... Per questo motivo, jalal ed din, non è questione di capra e cavoli a parer mio, ma di reciproco rispetto delle proprie credenze. Siamo diversi dai non musulmani, ma non per questo ci è vietato convivere pacificamente, anzi. Non c' è costrizione nella religione, e l' ospitalità è un dovere per ogni buon musulmano. Grazie a Dio, questo prete ha dimostrato a sua volta di essere ospitale nei nostri confronti. Un caro saluto a Silvia, Aisha.

Silvia ha detto...

Ciao, cara Aisha, grazie per aver citato questo aneddoto.
Quanto accaduto in questa vicenda è davvero triste: non si può imporre nulla, a maggior ragione a un prete che si considera operaio del Signore. Per chi "lavorano", allora, quegli altri?