La moschiesa di Paderno
Paderno di Ponzano Veneto è un paese in provincia di Treviso che conta 11400 abitanti, di cui 650 stranieri, provenienti soprattutto dal Nord Africa e dall'Est Europa. Un normalissimo comune della provincia italiana, insomma. Eppure qualcosa di diverso-e lodevolissimo- c'è. Da quest'articolo pubblicato oggi sul sito di Repubblica si apprende, infatti che ogni venerdì don Aldo Danieli mette a disposizione degli immigrati musulmani alcuni locali della chiesa di S.Maria Assunta.
A renderlo noto è stata l'Auser (l'onlus che si occupa di volontariato e promozione sociale per gli anziani), durante un convegno sull'integrazione in Italia tenutosi a Roma. L'associazione ha inoltre sottolineato che negli stessi locali di questa parrocchia alcune volontarie, dopo aver avviato una collaborazione con il Centro islamico di Treviso e insieme ad alcune donne immigrate, riescono a far "incontrare culture ed esperienze diverse, abbattendo i muri dell'incomprensione e dell'intolleranza".
Dallo stesso articolo emerge che don Aldo Danieli era già dedito a iniziative del genere: qualche anno fa ha messo alcuni locali ampi e di recente ristrutturazione a disposizione di un gruppo di ganesi protestanti per le loro preghiere domenicali.
Un impegno, il suo, che si scontra con la diffidenza generale:
[...]"La gente teme che il diverso sia per forza anche pericoloso - racconta il diacono - e spesso dimentica le parole di Giovanni Paolo II: non abbiate paura...".[...]Le polemiche ci sono state, non tutti erano d'accordo, ma alla fine la volontà di ferro di questo parroco - e lui stesso si definisce uno spirito "controcorrente"- ha prevalso. "Le alte istituzioni della Chiesa hanno il dovere di essere prudenti - conclude Danieli - noi invece, che siamo degli operai del Signore, dobbiamo sfondare il muro del pregiudizio".
12/11/2007: a quanto pare la moschiesa non s'ha da fare. C'è da essere disgustati a sentir parlare di democrazia e libertà di culto, in questi casi. Non resta che sperare che la vicenda sia servita a mettere la pulce nell'orecchio a tutti gli "operai del Signore": forse, allora, le polemiche non troverebbero spazio.



5 commenti:
Sostegno a Don Aldo, purtroppo il suo gesto viene vanificato dal conservatorismo dei vertici ecclesiali. Un'ennesima occasione persa.
Non credo sia corretto e prudente riunire sotto lo stesso tetto capre e cavoli.
Mi unisco al sostegno espresso nel commento anonimo.
Perché, Jalal?
Ciao Silvia, a questo proposito ho letto proprio oggi un articolo nel quale si citava il fatto che il Profeta, pace su di lui, quando era in vita aveva accolto nella sua moschea a Medina una delegazione di cristiani, ai quali ha poi lui stesso permesso di pregare a loro modo nella sua moschea. Ma sha Allah... Che meraviglioso esempio di apertura e di rispetto, e questo più di 1400 anni fa! Ma non circolano con troppa facilità queste notizie, purtroppo... Per questo motivo, jalal ed din, non è questione di capra e cavoli a parer mio, ma di reciproco rispetto delle proprie credenze. Siamo diversi dai non musulmani, ma non per questo ci è vietato convivere pacificamente, anzi. Non c' è costrizione nella religione, e l' ospitalità è un dovere per ogni buon musulmano. Grazie a Dio, questo prete ha dimostrato a sua volta di essere ospitale nei nostri confronti. Un caro saluto a Silvia, Aisha.
Ciao, cara Aisha, grazie per aver citato questo aneddoto.
Quanto accaduto in questa vicenda è davvero triste: non si può imporre nulla, a maggior ragione a un prete che si considera operaio del Signore. Per chi "lavorano", allora, quegli altri?
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